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arte e cultura

ARTIGIANATO, MERCATI, SHOPPING


I MATERIALI E LE TECNICHE

Cartapesta

In questi ultimi anni si assiste ad una riscoperta della cartapesta nell’artigianato e nell’arte.

Accessibile, leggera, resistente, la cartapesta è un materiale poco costoso con cui si ottengono ottimi risultati in breve tempo.

Se l’arte barocca leccese lega la sua fioritura alla locale tradizione delle botteghe degli scultor-scalpellini della pietra e può essere considerata risultato di un’autentica espressione popolare, la cartapesta nasce più come impegno religioso in un contesto mistico e pagano.

Nonostante le più antiche tracce risalgono al seicento e dall’ottocento, al culmine del suo fiorire, la tecnica di lavorazione è rimasta immutata attraverso i secoli, sino a nostri giorni.

E un artigianato povero per la realizzazone costituita da carta straccia, lavorata con colla d’amido e, per la struttura interna, fatta di paglia e fil di ferro, cui si aggiungono il gesso e i colori.

L’artigiano, fissate le dimensioni della statua, modella in creta i volti, le mani, i piedi e li fissa nel gesso per lo stampo.

Così cominciano le fasi della lavorazione; dall’impagliatura del manichino attorno ad un asse di legno, infisso in verticale in una base, alla modellatura con steppa e paglia.

Il manichino viene ricoperto con carta imbevuta di colla d’amido: la statua così modellata viene messa ad asciugare per vari giorni, quindi viene ulteriormente modellata con la focheggiatura, poi il cartapestaio inizia con la vestitura e la coloritura.

I prodotti in cartapesta sono ancora oggi quelli classici: statue sacre di varie dimensioni, dove le figure non hanno subito
grandi trasformazioni; i soggetti sono sempre queili tradizionali.

Anche la tecnica è ancora uguale, se si esclude il fatto che i pastori spesso non vengono più dipinti, ma finiti con la sola focheggiatura.

Ceramica

Il procedimento di lavorazione della creta è antichissimo.

Opportunamente depurata dai corpi estranei, viene tenuta costantemente umida con la sola acqua; prima di lavorarla al
tornio, l’artigiano prepara tante "pagnottine" di varia misura. Eseguito l’oggetto lo si lascia all’aria, meglio se al sole, e poi s’inforna ad una temperatura che raggiunge gli 800-900 °C.

A seconda degli impasti d’argilla, del tipo di rivestimento, del grado di cottura, si ottiene un tipo diverso di ceramica: terracotta, terraglia, maiolica, gres, porcellana.

La produzione è molto varia: vasi, anfore, pentole, pignatte, piatti, bicchieri, soprammobili, un cenno a parte va fatto per i "pupi", figurine umane realizzate a mano e destinate a popolare i presepi e le natività.

Tutto il Salento fu centro di grande produzione di manufatti in creta, produzione dovuta alla disponibilità di materia argillosa, alle necessità domestiche e all’influenza della civiltà delle colonie della Magna Grecia.

Una tradizione antichissima, dunque, che è continuata nei secoli fino ai nostri giorni; tanto è vero che ancora oggi ci sono aziende artigiane che lavorano la creta seguendo finiture manuali simili al passato, come l’utilizzo dell’antico tornio a pedale, della modellatura e della pittura.

Non possiamo comunque dimenticare che furono i Messapi e i Dauni nell’antichità, in età preclassica, a creare uno stile di lavorazione e decorazione della ceramica, come dimostrano le trozzelle messapiche e i vasi a nastro della Daunia.

Mentre la seconda esplosione di tale tecnica artigianale fu quella del Barocco sei-settecentesco, con manufatti più elaborati e raffinati.

Di origine contadina sono invece tutti quei grandi contenitori nati per conservare il più a lungo possibile i prodotti della terra: a volte mastodontici, i famosi "Caposoni", di color giallo caramellato o verde smeraldo intenso, sono il vero
simbolo della ceramica pugliese e sono capaci di contenere fino ad un quintale di vino.

Altri simboli decorativi tradizionali sono i fiorellini blu e il gallo, che ancora oggi ritroviamo riprodotti su numerosi piatti e coordinati per la tavola.

Ferro Battuto e Rame

L'arte del ferro nel Salento si riaccende, dopo un periodo di lungo torpore, durante lo stile Liberty.

Al ferro per la sua resistenza e per il suo carattere decorativo si affida il compito di abbellire la casa e la città; fiorente è quindi la produzione di suppellettili domestiche: alari, copricaloriferi, ferri da camino e letti.

Come per il passato l’artigianato del ferro battuto è legato all’architettura sacra; con la medesima armonia e grazia, l’arte febbrile si esprime negli interni delle Chiese e dei Conventi, e spesso sostituisce altri materiali.

Nel XVI e nel XVII secolo, in un periodo che vede protagonista lo stile Rococò ed il Barocco, gli abili artigiani di tale settore hanno saputo sintetizzare le predominanze estetiche del periodo riuscendo a creare, nei loro laboratori, incredibili decori e cesellature, utilizzati in tanti Palazzi.

Usando il martello e la forgia, mezzi di lavoro antichissimi, gli artigiani realizzano ancora oggi candelieri, lampadari, testate di letti, grate, balaustre, ringhiere, inferriate e cancellate.

Più leggero è il rame, che con quel suo rosso particolare, è da sempre un metallo richiestissimo.

Gli oggetti in rame sono spesso splendide brocche, caraffe, anfore, caffettiere, oliere e padelle.

La decorazione è ridotta al minimo, sobria, ma smagliante, realizzata con qualche fiore stilizzato a rilievo, fatto con punzoni, o con la martellatura di migliaia di piccolissime facce, ottenute con un materiale particolare la cui superficie battente deve avere levigatezza estrema.

Parlando di rame non possiamo tralasciare il rame smaltato; la lavorazione degli smalti ha potuto diffondersi nel Salento grazie alla preziosa attività degli Istituti d’Arte ed alla loro rivisitazione di esperienze estere.

Legno

Numerose le varianti a cui si piega l’artigianato del legno: l’intarsio, l’intaglio e l’ebanisteria hanno dato vita, nei secoli, a prodotti raffinati destinati all’arredamento o alla decorazione di Chiese e Palazzi.

Al di là delle cassapanche e dei mobiletti in legno d’ulivo, il mobilio pugliese non ebbe un suo stile preciso, come, per esempio, quello valdostano o veneziano.

Una volta però superata la cultura domestica e campagnola, che ha dato inizio a questo genere di lavorazione, l’ebanista salentino si è affinato in intarsi e decorazioni, diventando una via di mezzo tra il falegname e lo scultore e dimostrando così un gusto, un’accuratezza di esecuzione, che è diventata il vanto di un’intera categoria di artigiani.

Fiorente è quindi oggi la produzione artigianale di tale settore, dove la tradizione più remota sta cercando innesti con il gusto contemporaneo.

Stanno nascendo da tale incrocio figure professionali ibride di imprenditori-designer-artigiani, gestori di laboratori di falegnameria, progettisti e distributori del prodotto realizzato in quantità limitate.

I nuovi manager del legno, ormai lontani dalla vecchia categoria di falegnami, puntano sulla linea e valorizzano le qualità del materiale: spessori, colori, venature.

Qualche buon artigiano si può ancora vedere nell’arte dell’intarsio; fiorente tra il ‘400 e il ‘700, secoli nei quali sono stati realizzati i migliori esemplari di cori ed organi, questa tecnica viene usata oggi dall’intarsiatore per realizzare quadri.

Più che mai artisti, svincolati da ogni legame con la funzionalità dell’oggetto, gli intarsiatori lavorano di fantasia e
perizia; maestri indiscussi dell’intarsio policromo dal quale hanno tratto quasi un’arte pittorica, quella di dipingere con il legno.

Ben diffusa in tutto il territorio è la produzione artigianale in legno di oggetti in radica d’ulivo, eseguita da ebanisti e tornitori, dove la lavorazione ha trovato una formidabile spinta nella necessità di realizzare strumenti ed utensili utili per il lavoro quotidiano.

Il legno d’ulivo è profumato, nodoso, piacevole al tatto quando è tornito; i tronchi di piccole dimensioni vengono tagliati e scavati per farne ciotole, coppe, vassoi.

Pietra Leccese

Il tema della plasmabilità e della facilità di lavorazione è il motivo per il quale molti si soffermano a ricordare la pietra leccese.

Da una tinta quasi bianca ad una aurea, il materiale si lascia intagliare con la stessa facilità del legno e modellare con le mani, quasi fosse argilla; può inoltre "sfregarsi" fino a farne una schiuma con la quale si possono formare disegni intricati come merletti.

La durezza e la resistenza del materiale cresce con il passare dei giorni, mesi e anni: appena cavata si taglia con il coltello, dopo pochi giorni diventa già dura.

Sia in campo architettonico che scultoreo la pietra leccese ha saputo ottenere un riconoscimento artistico che è diventato famoso in ambito internazionale.

Tutta l’architettura di questa terra testimonia il lavoro e la perizia di quegli artigiani che, dopo aver ridotto in blocchi perfettamente squadrati la pietra, hanno saputo poi modellarla con la mazza e lo scalpello; e, per la sua facile scolpibiIità, l’hanno trasformata in fregi, volute, capitelli, trine, cornici e lavorata facilmente al tornio.

È perciò che questa roccia calcarea, in campo architettonico, nel corso dei secoli, ha sempre assunto la funzione di materiale adatto alle decorazioni ed è intimamente legata al Barocco leccese.

Di color giallo paglierino, di impasto poroso, a grana fine, è una pietra che conserva una ricchissima ed abbondante serie di resti fossili di fauna marina più che terrestre.

Rappresentando un contatto tra l’uomo e la natura che non si è mai interrotto nei secoli, ha trovato anche impiego nei primi
monumenti preistorici (dolmen) e megalitici (menhir) di Terra d’Otranto oltre che nell’arte statuaria e nelle costruzioni romane.

Prodotti - Tessuto e Ricamo

Una tradizione in ripresa e quella del tessuto a telaio e del ricamo: ancora oggi in quasi tutti i comuni del territorio vi sono tessitrici con telaio tradizionale salentino, che si tramandano l’arte da più generazioni.

Il telaio, tuttora in uso, e quello a pedali di origine antichissima; ha la forma rettangolare ed è in legno d’ulivo.

Con esso la lavorazione è resa più veloce grazie all’apertura del passo, ossia lo spazio creato tra i fili dell’ordito e quelli della trama, e mediante i pedali e l’introduzione della trama con la navetta.

Risalire all’origine di quest’arte è pressocché impossibile; ma alcuni riferimenti possono rintracciarsi nella colonizzazione ellenica, nell’influenza saracena e nei disegni orientali.

Se si passa alle origini storiche del merletto si vede che esso è nato con tutta probabilità proprio in Italia, alla fine del ‘400 e per ragioni funzionali, non meno che estetiche.

Ancora oggi i ricami, i merletti e i pizzi sono uno dei maggiori vanti delle artigiane del Salento; non esiste un solo paese della provincia in cui non vi sia almeno una ricamatrice-merlettaia, capace di fare puntine, tramezzi e rose per decorare corredi, centrini, tovaglie e copriletti di gran pregio.

Tutte le tipologie del punto ad ago sono presenti in un’infinita gamma di disegni spesso ispirati al paesaggio e alla natura.

I merletti più conosciuti sono "il chiaccherino", fatto con la spoletta sulle dita, e poi ancora "il tombolo", con la famosa tecnica di intrecciare i fili intorno ad altri puntati su un disegno, sistemato su un grosso cuscino cilindrico imbottito

Prodotti - Giunco, Mosaico, Cuoio, Composizioni

L'arte dell’intreccio è antica e veramente artigianale.

Prima di iniziare, le cortecce di ulivo e gli sterpi di moro, dopo essere stati raccolti, vengono levigati ed ammorbiditi con prolungati bagni d’acqua; la lavorazione poi prosegue come fosse un ricamo e ne ripete i punti: a croce, a stella, a
tessuto, a rete.

E' tutto un gioco di simmetria e di equilibrio; la stella del fondo richiama quella del coperchio, la treccia del manico
quella del bordo, i colori delle decorazioni viola, verdognolo e bluastro riproducono motivi di certi antichi tessuti locali.

I prodotti tipici ditale lavorazione sono: cesti, panieri, contenitori, forme per la ricotta, borse e altri oggetti tradizionali.

Un’altra realtà artigianale antichissima è quella del mosaico, basta pensare al grande esempio storico che ci viene offerto dalla Cattedrale di Otranto; chi si occupa di questa lavorazione artigianale, oltre a realizzare riproduzioni di grande valore artistico, si diletta anche nella creazione di complementi d’arredo quali tavoli, cornici e specchi.

Vi sono situazioni artigianali giovani che non hanno origini legate al nostro territorio, ma che costituiscono ormai una realtà importante: la produzione di vetro e cuoio.

Le lavorazioni in vetro sono spesso motivate dal desiderio di sperimentare forme nuove e di accostarle anche a materiali diversi come la ceramica, il legno, la pietra e il cartone.

Non mancano comunque prestigiose soluzioni più tradizionali quali bottiglie, bicchieri, cornici, tutte interamente decorate a mano.

Le lavorazioni in cuoio sono invece caratterizzate dalla ricerca di pelli pregiate e dalla realizzazione di accessori sempre più innovativi.

www.mostrartigianato.le.it/prodotti

 » Elenco dei laboratori di artigianato tipico nella provincia di Lecce

» Consorzio Artigiani

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