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![]() Ricette del Salento: tradizione e fantasia Farine, cereali e riso Frutta, verdure e legumi Le carni Il pesce I formaggi I dolci |
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La pasta è uno dei pilastri fondamentali della gastronomia pugliese, ancora fatta in casa, quando possibile, volendo bandire almeno dalle tavolate domenicali e festive quella confezionata del negozio. Tra le tante varietà
le famose
orecchiette, notissime anche fuori della regione. Preparate in casa con
semola di grano duro macinata molto fine (da sola o miscelata con farina
bianca), vengono modellate in cordini, da cui si ritagliano gnocchetti che,
sottoposti a un colpo di pollice o a una pressione con la punta arrotondata di
un coltello, si trasformano in una minuscola conchiglia, "strascinata" su un
pezzo di legno ruvido, in modo da avere una superficie rugosa e scabra, adatta
per assorbire la salsa di pomodoro, il sugo di carne, o gli altri condimenti. Le
orecchiette sono piuttosto spesse e, anche se fatte bollire per qualche minuto,
debbono essere al dente e ben sode. La preparazione casalinga richiede una certa
pratica, affinché lo spessore sia omogeno. La richiesta, anche da parte di ristoranti tipici, di questa pasta asciutta, ha invogliato alcuni stabilimenti a produrla industrialmente. Si hanno così orecchiette ben calibrate, accettabili, ma non spontanee e genuine come quelle preparate in casa. Oltre a questo nome, il più noto e diffuso, la stessa pasta viene chiamata, a seconda delle località, e talvolta per indicare lievi varianti di lavorazione, strascinati, chiancarelle, pociacche, pestazzule, ecc. Tipici del foggiano sono i "troccoli" simili ai maccheroni alla chitarra abruzzesi, così chiamati per lo speciale arnese, il rintrocilo, che serve per tagliarli. Vengono conditi con il ragù a base di galluccio e si mangiano rigorosamente il 15 di agosto, giorno della festa padronale dell'Assunta. Sempre tra i primi, i cavatelli così chiamati perché i pezzetti di pasta fatti con acqua e farina, trascinati con un dito e con la punta di coltello, si lasciano poi chiusi, cecati appunto. Le ricche
lasagnette alla pugliese si preparano col polpettine di carne, prosciutto e
mozzarella, senza pomodoro mentre appartengono alla tradizione tarantina, se
accompagnati dalle cozze, i
tubetti, un tipo di pasta secca e corta che non raro trovare cucinata con i
ceci in altre zone della Puglia. |
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Le carni ovine, sono le più presenti nella tradizione gastronomica pugliese, tanto è vero che, tolti il ragù e le polpette, non vi sono altri piatti a base di carne bovina nel panorama delle specialità. La regione è al terzo posto, dopo la Sardegna e il Lazio, nella graduatoria nazionale come produzione di capi di bestiame. Le zone che possiedono il maggior numero di allevamenti sono il Gargano, le Murge e il Tavoliere dove in passato venivano a svernare le greggi garganiche, del Sannio e dell'Abruzzo trovandovi una vegetazione molto indicata al bestiame. I pugliesi non buttano niente di agnelli e capretti macellati: ne sono una dimostrazione ricette come le testine di agnello al forno (la "capuzza") con pangrattato e pecorino, le quagghiaridde, tipica di Andria, ovvero montone ripieno di frattaglie unite a scamorza, uova e salame infornato e servito con rucola lessata. Vengono infine i "gnemerìdde", interiora d'angello o capretto tagliate a striscioline e strette a gomitolo, cotti al forno o stufati in tegame di coccio. Nessuna sa dove siano nati anche se esistono in varie cucine dell'Italia meridionale con nomi diversi. L'unica cosa certa è che in Puglia si preparono da oltre cinquecento anni come provano gli Statuti dell'Università di Bisceglie risalenti al 1400. Altri piatti della tradizione sono le braciole alla barese, ovvero involtini di carne di vitellone condito con aglio, prezzemolo e pecorino e fatto cuocere lentamente in un fondo di olio, aromi e pomodoro. Con il sugo ottenuto si condiscono le orecchiette. "L'agnello alla murgiana," in cui l'agnello, tagliato a pezzi, viene infornato con patate, funghi, cardoncelli, pomodori e lampasciuni e condito con trito di aglio, pecorino e prezzemolo. L'agnello al tegame "cutturidde" in cui l'agnello viene cotto a fuoco lentissimo insieme a cipolle, pomodorini e pecorino a tocchetti e il marro 'cazzmar' piatto popolaresco composto da budelline di agnello, fegato e altre frattaglie raccolte nella reticella di maiale, passate in forno e servito a fatte. Una significativa anche se piccola tradizione è quella legata alle carni di cavallo, cucinate per lo più in involtina. Le carni di volaglia, di selvaggina e suine sono largamente utilizzate. Il coniglio selvatico è l'ingrediente principale di due specialità: cotto in un denso sugo di pomodoro con cui si condisce orecchiette e cavatelli e in agrodolce. |
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Un capitolo a parte costituisce il
mare che, visto gli 800 km di coste bagnate da due mari (Ionio e Adriatico)
e una gamma pressoché infinita di pesci nobili e umili, arricchisce
notevolmente la gastronomia regionale.
Altrettanto importante era l'uso del forno a legna; ancora oggi la
tradizione si tramanda e nelle campagne è immancabile la sua presenza. A
questo importante filone della gastronomia pugliese hanno contributo tutte
le province ad eccezione di Foggia la cui cucina è un po' diffidente verso
il mare e i suoi prodotti. A
coloro che sopravvissero rimase il terrore dell'acqua. Dovendo cercare una
nuova terra, optarono per il promontorio del Gargano ben difeso dal mare da
altissimi strapiombi. Un
vero e proprio rituale, unico al mondo, che i pescatori baresi compiono a "ndèrr
a la lanze" il mercato del pesce tra l'ex teatro Margherita e il circolo
Barion e che per sortire gli effetti desiderati richiede grande esperienza e
soprattutto molta pazienza. L'ultima operazione, quella che richiede grande maestria, può protarsi da una a due ore: si raccoglie, infatti, il polpo pestato in un cestello di legno e, grazie a un altalenante movimento di braccia, a un certo punto riprende vigore. I
tentacoli, da flaccidi cominciano di nuovo a fremere grazie al movimento
ondulatorio-sussultorio e ad attorcigliarsi in altrettanti boccoli con
grande soddisfazione dell'arricciatore. Oltre
a questa pietanza in uso nel barese il
polpo viene cotto in diverse maniere a seconda delle varie zone della
regione. A Mola sempre in provincia di Bari viene tagliato a pezzetti, ricoperto di pangrattato e cotto sulla graticola. Da febbraio a giugno si pescano le triglie. Autentiche prelibatezze quelle di Porto Cesareo, Gallipoli, Polignano a Mare e Manfredonia. I
pescatori se le mangiano a la "crudèle" ovvero gettate ancora guizzanti
sulla graticola oppure al
cartoccio con l'aggiunta di erbe aromatiche. La fama di questa città è legata soprattutto ai mitili (le cozze nere) e alle ostriche (della specie Ostrea adriatica) la cui coltivazione si pratica da tempi remoti. Il motivo è dovuto alla presenza di numerose sorgenti sottomarine d'acqua dolce chiamate citri, che forniscono a cozze e ostriche l'habitat ideale per affinare sapore e profumo delle propri carni al punto da renderle insuperabili. Merito anche di un ingegnoso metodo di coltivazione ideato dagli "allevatori" ante litteram della zona sin dal Medioevo, prima di essere perfezionato ed esportato. Consiste nel calare le larve dei molluschi sui fondali attaccate a fascine di lentisco che, nei mesi caldi vengono sommersi nel mar Grande.
Trascorsi sessanta giorni, si ritirano le fascine, si recuperano i rami
ingemmati e si trapianto a pergolato nei cosiddetti giardini del Mar Piccolo
che prosperano la dove pullulano i "citri". Queste correnti sorgive di acqua
dolce consentono e favoriscono la coltivazione perché le ostriche benché di
mare amano un ambiente di acqua poco salata. Numerosi, invece, i modi per poter gustare le cozze, un tempo considerate "le ostriche dei poveri", a secondo delle tradizioni delle varie province: crude, con gli spaghetti, passate in pastelle e fritte, oppure nella versione cozz' cocuzze e ove legate, cioè, alle zucchine con le uova; "arracanate" cioè coperte di mollica di pane (secondo alcuni studiosi, il termine "arracanare" deriverebbe proprio dal latino "racana" cioé "sopravveste", "copertura" per il composto con cui non solo le cozze ma anche sardine e alici vengono coperte) e passate in forno. Piatto tipico della provincia di Taranto sono le cozze in tortiera la cui peculiarità è l'insolito accostamento di verdure e cozze disposte in strati molto sottili. E ancora cozze ripiene di mollica di pane e cotte nel sugo, o semplicemente lessate e conditi con olio e limone, alla marinara con cipolla, pomodoro e olio o infine, nella famosa tiella barese di riso, patate e cozze. |
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*La Gazzetta del Mezzogiorno |
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