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Notizie utili,
indirizzi, numeri telefonici dei servizi presenti nei comuni della nostra
offerta.
Le case offerte si trovano tutte nel
Capo di Leuca a pochi km dalle spiagge joniche e dagli scogli
dell'Adriatico.
Cartina
del Salento
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GAGLIANO DEL CAPO
Comune ubicato sull'estrema punta della penisola salentina a
pochi km da S.M. di Leuca, con più di
cinquemilaseicento abitanti. Località balneare segnalata con
due vele nella Guida Blu di Legambiente, presenza del
bellissimo Canale del Ciolo. |
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SANTA MARIA
di LEUCA
Centro turistico, frazione di
Castrignano del Capo, ubicato sull'estrema punta della penisola
salentina. Ai confini delle terre conosciute, dicevano i Latini,
perche' oltre c'era solo il mare. E' una località turistica
importantissima, all'estremo lembo meridionale della Puglia. Il
lungomare è impreziosito da bellissime ville gentilizie,
costruite nella seconda metà del secolo XIX. Importante il porto
turistico, in grado di ospitare numerose imbarcazioni e fornito
di tutti i servizi. |
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FELLONICHE
Località
balneare, frazione
di Castrignano del Capo caratterizzata da una costa mista di
sabbia e scogli. |
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TRICASE
E MARINE
Comune con più di 17000 abitanti,
ha origine medievale, con un bellissimo centro storico;
nel comune ci sono numerosi edifici storici (castelli, chiese,
palazzi).
Località caratteristiche e balneari:
Canale "Lu Riu"(località lungo la strada Litoranea che
da Tricase Porto va a Santa Maria di Leuca, di una bellezza
affascinante per la sua scogliera impervia), Marina Serra
(centro turistico sulla costa Adriatica Salentina, con un
porticciolo per piccole imbarcazioni), Tricase Porto (località
turistica sulla costa adriatica a 2 Km da Tricase). |
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ALESSANO
& MONTESARDO
Centro agricolo del Salento
meridionale, situato alle falde della Serra del Cianci (201 mt,la
più elevata delle Serre Salentine) su un ripiano prospicente la
piana delle Matine.Il nucleo più antico dell'abitato,a struttura
compatta e contorno ellittico, con vie strette ed irregolari,
forma uno spiccato contrasto con la parte più recente, che si
estende largamente ai lati della strada per Montesardo. Questo
centro sorge in posizione più elevata, sull'alto della serra. |
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SPONGANO |
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MONTESANO SALENTINO
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ANDRANO
Andrano è un comune costiero la
cui marina si sviluppa per oltre 2 km in posizione mediana del
suggestivo tratto di costa che congiunge Otranto a Santa Maria
di Leuca. Ma è anche un comune proteso verso l'entroterra ed è
lambito dalla importante arteria stradale
275. |
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TORREVADO
Località marittima con piccolo
porto e torre di difesa ubicata sulla costa adriatica. Il nome
della località deriva dal latino "vadum"(guado) ossia luogo
facilmente accessibile dal mare. Altre fonti indicano invece il
termine spagnolo "ovado" per indicare il luogo ideale per la
deposizione delle uova da parte dei pesci, termine che durante
la dominazione spagnola avrebbe dato il nome alla torre. |
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TORREPALI
Marina di Salve posta al centro
della linea costirea comunale, è costituta da poche case di
villeggiatura e da uno splendido litorale basso e sabbioso, con
le dune retrostanti. Torre Pali è una delle quattro marine di
Salve ed è ubicata al centro della linea costiera comunale. E'
caratterizzata, come le restanti marine, da un litorale basso e
sabbioso con caratteristiche dune retrostanti. Poche abitazioni,
utilizzate perloppiù nel periodo estivo, si distribuiscono a
ridosso della linea di costa |
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MIGGIANO
Dista dal capoluogo di
provincia 46 km ed il centro urbano è facilmente
raggiungibile dalle strade statali n.16 Adriatica e n. 275
di S.Maria di Leuca oppure n. 476 di Galatina e da varie
strade provinciali interne.
Il territorio si trova in una posizione molto felice; è
allocato nel bel mezzo del Capo di Leuca, quasi a formare un
triangolo equilatero i cui lati ipotetici sono la manciata
di chilometri che si percorre per raggiungere da un lato il
mar Adriatico, dall’altro lo Ionio e dall’altro ancora
l’incrocio fra i due mari, Santa Maria di Leuca.
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COME RAGGIUNGERCI: alcuni consigli su come arrivare e come
muoversi nel Salento |
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Visualizzazione ingrandita della mappa
di Google
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ALCUNE INFORMAZIONI SUL SALENTO |
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La penisola salentina è idealmente
delimitata a nord dalla cosiddetta "soglia
messapica", una depressione che corre lungo la linea
Taranto-Ostuni
e che la separa dalle
Murge. I vertici ideali della penisola salentina sono
pertanto:
Taranto, nell'omonima
provincia;
Pilone, nel territorio
di
Ostuni in
provincia di Brindisi,
Santa Maria di Leuca,
in
provincia di Lecce, che rappresenta il comune più
meridionale della Puglia.
È la zona più orientale d'Italia e
comprende
Punta Palascia o
Capo d'Otranto, a sua volta il punto più ad oriente della
penisola. Secondo le convenzioni nautiche, da Punta Palascia
parte la direttrice ideale che separa il mar Ionio dal mar
Adriatico. Ha una configurazione pianeggiante in cui si
distinguono i primi rilievi delle Murge tarantine a nord-ovest,
il Tavoliere di
Lecce
al centro, le ondulazioni delle Serre a sud. Sotto l'aspetto
pedologico questo sistema di paesaggio può essere suddiviso
in tre sottosistemi più omogenei:
Salento orientale:
Comprende i territori delle
Murge
basse fino al Tavoliere di Lecce con tutte le aree che si
estendono attorno alla città di
Lecce.
Dal punto di vista pedologico è piuttosto omogeneo. La
morfologia è quasi completamente pianeggiante o leggermente
ondulata, mentre risulta più movimentata nelle aree a ridosso
delle
Murge ma non supera mai i 200 m sul livello del mare.
Salento nord-occidentale:
comprende le aree tra la Piana Brindisina e l'Arco
Ionico tarantino. Il paesaggio è caratterizzato da una
morfologia nel complesso ondulata, con presenza di serre. Le
quote variano a partire dal livello del mare non superando i 140
m.
Salento meridionale:
comprende le aree caratterizzate dalle serre salentine.
Presenta
morfologia variabile da leggermente ondulata a marcatamente
ondulata con non molte aree pianeggianti. Le quote variano a
partire dal livello del mare fino a superare i 140 m. Le
pendenze possono essere ripide o addirittura trasformarsi in
scarpate. |
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Sicurezza personale
Secondo i dati sulla qualità della
vita redattadal giornale
Il Sole -24 Ore, nel 2006 la Provincia di Lecce risultava
fra le dieci province italiane più tranquille dal punto di vista
sociale. Il borseggio di destrezza è quasi inesistente, così
come gli scippi. A differenza delle province della Puglia
centro-settentrionale (soprattutto Bari e Taranto), anche i
furti di auto sono espressi da percentuali assolutamente
fisiologiche, medio-basse. I furti d'appartamento sono molto
rari, ad eccezione delle case isolate in campagna e non abitate,
come qui si usa, per molti mesi all'anno. Dopo un breve periodo
di turbolenza criminale, nei primi anni novanta, dovuto
all'insediamento sul territorio di una grossa organizzazione
criminale (la
Sacra Corona Unita), ormai da molti anni il tasso di omicidi
è piuttosto basso. In definitiva, la criminalità di strada è
marginale, con piccole differenze che vanno dalla totale
inesistenza nei piccoli centri agricoli dell'interno alla blanda
presenza nelle zone portuali (Gallipoli) e alcune periferie
urbane dei maggiori centri. |
Storia
La penisola
salentina, dai greci anticamente chiamata
Messapia ("Terra fra due mari"), era
appunto abitata dai
Messapi, di origine probabilmente illirica,
che difendevano la propria autonomia
dall'invadenza dell'antica città greca di
Taras. Tale inimicizia fra le due
popolazioni fu anche narrata da
Erodoto, quando raccontò della guerra
scatenatasi intorno al
474 a.C. fra Taras e la Lega
Peuceta, di cui i Messapi facevano parte. In
seguito ai conflitti tra
Roma e Taranto, cominciati nel
280 a.C. e che sancirono la decadenza della
città
italiota, il Salento si latinizzò a tal
punto da contribuire alla nascita della
letteratura latina con figure di spicco quali
Ennio e
Pacuvio.
La regione era anche abitata da altre due
popolazioni di origine affine, i Calabri
e i Sallentini. E con il nome di
Calabria confluì ai tempi dell'imperatore
Augusto nella
Regio II:
Apulia et Calabria.
Particolarmente
colpita durante la
guerra greco-gotica, divenne poi terra di
confine fra
Longobardi e
Bizantini. Questi ultimi intorno al
VII secolo fondarono il Ducato di
Calabria aggregando la regione del
Bruzio con le terre che ancora possedevano
nel Salento. Fu così che il nome Calabria finì
per designare l'odierna
regione calabrese, mentre il Salento veniva
progressivamente conquistato dai Longobardi che
finirono per prendere anche la capitale del
ducato,
Otranto.
Nel
757, nel periodo in cui Longobardi e
Bizantini stipularono la pace spartendosi il
territorio, la città idruntina insieme alla
parte meridionale del Salento vennero restituti
all'impero, ma ormai la trasmigrazione del nome
Calabria era compiuta. Lungo il confine pattuito
i Bizantini eressero un muraglione, tramandatoci
con il nome di
limitone dei greci o Paretone, a
salvaguardia di quello che ormai veniva
designato semplicemente come territorio di
Otranto; contemporaneamente favorirono
l'immigrazione di greci per ripopolare la zona,
considerata strategica: tracce di quell'antica
migrazione sopravvivono tutt'oggi nell'isola
linguistica della
Grecìa salentina.
I territori salentini posti a nord del limitone
confluirono invece nella
Langobardia Minor.
Tra
IX e
X secolo il Salento fu spesso assalito dai
Saraceni, che si stanziarono a macchia di
leopardo sul territorio per periodi più o meno
lunghi, fieramente contrastati dai Bizantini,
che con
Basilio I avevano nel frattempo strappato ai
Longobardi l'intera
Puglia, istituendovi il
Thema di Longobardia.
Nel
927 i
Musulmani distrussero la città di Taranto,
che fu ricostruita solo quarant'anni dopo grazie
all'Imperatore bizantino
Niceforo II Foca. In seguito alla conquista
normanna furono fondati la
Contea di Lecce e nel
1088 il
Principato di Taranto. Lecce, in
particolare, che dette anche i natali al re
normanno
Tancredi d'Altavilla, uscì in questo periodo
dalle nebbie del medioevo per assurgere a centro
principale della penisola salentina, da allora
ufficialmente denominata "Terra
d'Otranto".
Nel
1384, sotto gli
Angioini, il principe di Taranto
Raimondo Orsini Del Balzo - in seguito al
matrimonio con la contessa di Lecce
Maria d'Enghien - diventò uno dei più ricchi
e potenti feudatari del Regno. Alla sua morte,
nel
1406, il Re di Napoli
Ladislao giunse in armi sotto le mura di
Taranto per rivendicarne il possesso, ma Maria
d'Enghien, vedova di Raimondino, lo respinse per
due volte. Alla fine Ladislao propose di sposare
la contessa, ottenendo per via diplomatica ciò
che non era riuscito a conquistare con la forza.
Nel
1480, sotto gli
Aragonesi, Otranto fu invasa dai
Turchi guidati da
Ahmet Pascià, che provocò l'eccidio
di 800 persone che rifiutarono la
conversione all'Islam.
Fu questo l'episodio più eclatante di una lunga
serie di assalti
turchi e
barbareschi, che si fecero particolarmente
intensi nel
XVI secolo, tanto che vennero edificate
centinaia di torri lungo le coste, per poter
avvistare in tempo le navi corsare.
Le successive
dominazioni
spagnole e
borboniche ridussero la Terra d'Otranto ad
una regione anche politicamente periferica. Va
però segnalata una fiorente attività artistica
fra
XVI e
XVIII secolo, che ha fatto di Lecce uno dei
centri più cospicui del
barocco.
Dopo l'Unità
d'Italia, con la legge del 20 marzo
1865, fu infine costituita la 56°
circoscrizione statale, originariamente
comprendente tutte e tre le attuali province
salentine, con
Lecce capitale e sede dell’ufficio di
Prefettura e Tribunale competente su tutta la
vecchia "Terra d'Otranto".
Con l’avvento del
fascismo, furono istituite le nuove
province. La provincia di Taranto fu istituita
con decreto del 2 settembre
1923, n.1911, quella di Brindisi con la
legge 22 dicembre
1927. L'egemonia culturale e amministrativa
di
Lecce continuò, però, a farsi sentire a
lungo (per molto tempo, ad esempio, la città
rimase unica sede di Tribunale e ha ospitato
l'unica Università del territorio).
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Cultura
Sia dal punto di
vista
linguistico che da quello
architettonico, la penisola salentina si
caratterizza per tratti comuni che la connotano
e la distinguono dal resto della regione.
Una questione da
tempo dibattuta è quella relativa ai confini
culturali del Salento che, tradizionalmente, non
corrisponderebbero ai limiti geografici della
penisola salentina, ma occuperebbero un
territorio più piccolo corrispondente a quello
in cui si parla il
dialetto salentino: la provincia di Lecce,
gran parte di quella di Brindisi e la parte più
meridionale della provincia di Taranto.
All'interno della stessa area salentina, poi, è
da ritenere valida la distinzione fra il Salento
e l'
Altosalento ( scritto così, senza
separazione fra le parole, appunto per
descrivere un'area con caratteristiche sue
proprie), non riconducibile semplicemente alla
parte settentrionale della terra nota come
Salento, ma comunque abbastanza simile in lingua
e costumi da esservi associata (per quanto i
confini di questa "terra di mezzo" non siano
chiaramente definiti, si può affermare che si
tratti dell'area fra la
soglia messapica e
Brindisi). Da questo punto di vista, utile
ricorrere al concetto di "spettro culturale"
che vede l'area leccese, cuore storico della
sub-regione, quale nucleo fortemente definito,
circondato da un "alone" via via più sfocato man
mano che i caratteri determinanti si alterano
per gli apporti pugliesi. Per tale motivo si
afferma che esiste una "definizione forte" ed
una "definizione debole" di Salento.
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Profilo
linguistico
Fra i "confini"
più evidenti è da rimarcare quello linguistico.
Sotto il profilo linguistico, infatti il
dialetto salentino è molto diverso da quelli
della Puglia centro-settentrionale: a differenza
di questi ultimi, appartenenti alla tipologia
dei
dialetti italiani meridionali, esso
appartiene alla tipologia "meridionale estremo",
e costituisce una variante della
lingua siciliana, molto simile, in
particolare, al siciliano orientale. Esemplare,
a tal proposito, la confusione su cui giocò il
cantante e attore
Domenico Modugno, salentino di
San Pietro Vernotico (per quanto nato a
Polignano a Mare) che per lungo tempo fu
considerato siciliano e per tutta la carriera
interpretò personaggi siciliani al cinema e in
teatro. Le principali differenze tra il dialetto
salentino e il pugliese riguardano tanto la
fonetica quanto l'aspetto lessicale e della
costruzione periodale. Tale costruzione
influenza anche il cosiddetto "italiano
regionale", ad esempio, con la tendenza a porre
il verbo alla fine della frase ("io sono") e,
nell'area di
Martano, ad utilizzare, come in Sicilia, il
passato remoto invece dell'imperfetto e del
passato prossimo ("Che dicesti?" per "Che hai
detto?). Il
dialetto tarantino, solitamente classificato
come appartenente ai
dialetti pugliesi, insieme al
barese ed al
foggiano, è parlato a Taranto ed in alcuni
comuni della provincia a nord-ovest del
capoluogo, quindi in area esterna al Salento.
Analogamente, i dialetti parlati nei comuni di
Ostuni,
Fasano,
Ceglie Messapica,
Villa Castelli e
San Michele Salentino, nella porzione più
settentrionale della provincia di Brindisi, come
a
Grottaglie, in provincia di Taranto, sono da
ritenersi pugliesi sebbene con marcate influenze
del salentino. In questi centri, anche
l'italiano regionale appare di tipo pugliese,
connotato da espressioni assolutamente aliene al
salentino.
L'UNESCO
ha inserito il salentino, riconosciuto come
lingua e non dialetto, nel
Red Book on Endangered Languages. Tale
riconoscimento, ratificando un "salentino
standard", parlato nell'area leccese, rende
possibili fini distinzioni con i dialetti della
"frontiera" sopra riportati, ma anche col
dialetto brindisino, simile al leccese, ma
caratterizzato dalle finali in "i" piuttosto che
in "e" (lu mari invece di lu mare),
dalla trasformazione del gruppo "ll" in "dd" (cavaddu),
laddove nel salentino standard si ha una
trasformazione in "ḍḍ"
(cavaḍḍu),
e dalla tendenza a troncare i verbi
all'infinito, mentre il leccese si
contraddistingue per non troncare mai le parole
(anzi nel completare con una vocale anche gli
apporti stranieri terminanti in consonante, come
càminu per camion).
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La
Grecìa salentina e le enclaves Arbëreshë
Nel territorio del Salento
esistono inoltre delle peculiari enclaves etnico-linguistiche.
In buona parte della regione storica della Grecìa salentina,
nel Salento centrale, si parla un dialetto neo-greco noto come
grecanico o griko, probabilmente originata da migrazioni
medioevali.
Il
parlamento italiano ha riconosciuto la comunità greca del
Salento come
gruppo etnico distinto e come
minoranza linguistica col nome di "Minoranza linguistica
grica dell'Etnia Grico-salentina".
Il territorio della Grecìa salentina, caratterizzato da
un'identità culturale a sé stante, comprende comunque un'area un
po' più vasta della sola isola linguistica e racchiude undici
comuni, nove dei quali di dialetto ellenofono, per un totale di
50.000 abitanti: a
Calimera,
Castrignano de' Greci,
Corigliano d'Otranto,
Martano,
Martignano,
Melpignano,
Soleto,
Sternatia e
Zollino della
Provincia di Lecce si aggiungono
Carpignano Salentino e
Cutrofiano, di recente ingresso e non ellenofoni. Anche i
comuni di
Lizzano,
Torricella,
Manduria,
Sava
e
Avetrana della
Provincia di Taranto hanno chiesto di farne parte.
A partire dal
XV secolo, inoltre, con la diaspora albanese guidata da
Giorgio Castriota Skanderbeg, si è stabilita nel Salento una
piccola enclave
arbëreshë attorno al comune di
San Marzano di San Giuseppe (TA),
così come è avvenuto anche in altre regioni del centro-sud. |
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Paesaggio
Il paesaggio salentino presenta
molti elementi caratteristici. In assenza di estese aree
incontaminate (l'agro salentino è quasi ovunque coltivato), la
vegetazione è per lo più costituita da ordinati
ulivi
secolari, talvolta con tronchi contorti e spesso di grandi
dimensioni. Questo tappeto è intervallato da
muretti a secco a dividere appezzamenti di una terra
insolitamente rossa a causa dell'alta presenza di ferro. In ciò
il paesaggio si differenzia anche da quello, pur simile, della
Puglia centro-settentrionale, dove la terra assume più raramente
questa sanguigna colorazione. A inframmezzare questa distesa di
ulivi, che in primavera si trasforma in una brughiera verde
macchiettata di papaveri rossi, varie costruzioni a secco,
definite, a seconda delle zone,
furnieḍḍi,
pajare, ecc. utilizzate da secoli dai contadini per riposare
e depositare gli attrezzi da lavoro. Tali costruzioni sono più
simili ai
nuraghi sardi che non ai
trulli pugliesi.
Frequenti le
masserie fortificate risalenti al XVI, XVII e XVIII secolo.
Quindi i paesi, in genere molto meno popolosi di quelli
dell'area barese, che qui sono di aspetto orientale e
caratterizzati dal bianco intenso delle costruzioni che li rende
abbacinanti nelle giornate di sole.
A completare il quadro cromatico, il blu del mare, molto più
intenso se guardato dalla alte scogliere a strapiombo sul
mar Adriatico, più tenue ma e vario nelle sue sfumature (dal
verde smeraldo, al verdino, al celeste) se visto dalle spiagge
sabbiose o dalle basse scogliere dello
Ionio.
Lungo entrambe le coste è possibile ammirare decine di antiche
torri d'avvistamento, quadrangolari o circolari, costruite
nei secoli scorsi per mettersi al riparo dall'arrivo delle orde
barbaresche.
Il
fico d'India cresce spontaneamente sia nell'interno che
sulla costa. |
Architettura e
urbanistica
Il paesaggio
architettonico è di tipo greco per la
predominanza assoluta delle case bianche "a
calce", senza tetto, soprattutto in campagna e
sulla costa, ma i centri storici sono
caratterizzati da un lascito spagnolo del
Barocco che qui assume caratteristiche sue
proprie spogliandosi della sovrabbondanza
pittorica degli interni e trasformando le
facciate esterne di chiese e palazzi in veri
arazzi scolpiti (barocco
leccese). In ciò, molta importanza ha avuto
la locale "pietra
leccese", tenera e malleabile e dal caldo
colore giallo rosaceo.
La struttura tipica dei centri storici
salentini, quindi, è caratterizzata da un
tessuto molto compatto (non c'è separazione fra
le case) di vicoli bianchi dalle pareti dipinte
a calce sempre ravvivata (ad eccezione della
città di
Lecce e dell'area di
Maglie, dove anche le case di civile
abitazione sono costruite nella pietra
bianco-rosacea proveniente dalle cave di
Cursi) sui cui muri campeggiano gli accesi
colori degli infissi, inframmezzati da palazzi
nobiliari e chiese d'epoca barocca in pietra
viva.
Tipica l'entità architettonico-urbanistica della
casa a corte di origine araba e diffusa
anche in
Sicilia. Molti vicoli, infatti, dispongono
di quelli che apperentemente sono altri vicoli
perpendicolari, ma si rivelano ciechi,
terminando pochi metri più in là. Su tale spazio
urbano, definito
corte (dal latino cohorte, "spazio
che comprende l'orto", "recinto"), si affacciano
le porte e le finistre di molte abitazioni, col
voluto risultato di farne uno spazio di vita
comune, una sorta di popolare "salotto" dove,
nei tempi andati, molte famiglie vivevano gran
parte della giornata chiaccherando, ricamando e
aiutandosi nelle faccende domestiche.
In genere, oltre all'arredamento povero di
piantine in vaso, in una corte non manca mai la
caratteristica pila comune, una sorta di
lavandino in pietra corredato di una parte
scanalata (stricaturu) su cui strizzare i
panni. In alcune aree, addirittura, tali corti
sono occultate da un portone (mignano)
che finge l'ingresso di una abitazione,
rivelandosi, una volta invece aperto, l'ingresso
di questo spazio multi-familiare.
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Tradizioni musicali
Di particolare interesse
antropologico sono l'ormai estinto fenomeno del "tarantismo",
una forma isterica di straordinario impatto scenico, e l'invece
rimontante culto per la "pizzica",
la musica tradizionale e battente che un tempo accompagnava i
riti di guarigione delle tarantate, cioè delle donne che si
credeva fossero state morse dalla
taranta. In realtà, si trattava di un originale modo di
manifestarsi dell'isteria.
L'antropologo
Ernesto de Martino condusse degli storici studi sul
fenomeno, poi confluiti nel classico testo "Viaggio
nella terra del rimorso".
Negli ultimi anni quello della pizzica e della revisione formale
del tarantismo, ormai svuotato dei suoi connotati antropologici,
in forme musicali contaminate e moderne ha assunto dimensioni di
fenomeno culturale, al punto da farne il più caratteristico e
famoso dei segni di riconoscimento del Salento, che esporta
ormai, quasi come trademark, questa forma musicale
ovunque. |
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Regione Salento
Durante i lavori dell'Assemblea
Costituente fu avanzata la proposta di fare della Puglia e
del Salento due regioni distinte. Il 17 Dicembre
1946,
dopo la relazione di
Giuseppe Codacci Pisanelli, la Regione Salento fu istituita
sulla carta, ma quando si arrivò alla ratificazione in aula, il
29 Novembre
1947,
la regione non era più prevista. Stando alla relazione in aula
del socialista
Vito Mario Stampacchia, la Regione Salento sarebbe stata
sacrificata in seguito ad un accordo fra
DC e
PCI
in difesa dei forti interessi economici baresi. Principale
artefice di questo accordo fu il
magliese
Aldo Moro.
Nel
1970, con la rifondazione delle Regioni, l'istituzione della
Regione Salento sfuggì nuovamente e, anche questa volta, con la
sensazione, per i salentini, di una crudele beffa, dato che il
sogno dell'autonomia svanì per un solo voto. In tempi più
recenti, l'autonomia del Salento è stata riproposta con il
disegno di legge 4232/XIII, decaduto nel
2001
alla scadenza della legislatura, che prevedeva l'istituzione di
una Regione autonoma comprendente le province di
Taranto,
Brindisi e
Lecce, quest'ultima con funzione di capoluogo. A causa però
dei più volte citati problemi relativi ai confini geografici,
un'altra idea che si va delineando è quella di una nuova regione
che tenga conto dei soli confini linguistici, ristretta alla
sola provincia di Lecce e a piccole parti delle altre due. |
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Il
Grande Salento
Nel
2006
i tre presidenti delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto,
nonché i tre sindaci delle rispettive città capoluogo, si sono
incontrati per discutere l'idea del progetto del "Grande
Salento", un tavolo di consultazione permanente con le finalità
di creare politiche comuni su
cultura,
infastrutture,
università,
turismo ed analizzare tutti i bisogni territoriali in modo
da far fronte con interventi e strumenti finanziari ad una
crescita socio-economica del cosiddetto "Grande Salento".
Successivamente si è registrata l'adesione delle
Camere di Commercio delle tre province con la sottoscrizione
di un protocollo d’intesa per la collaborazione finalizzata allo
sviluppo commerciale. Proprio in riferimento a questi accordi
sono da intendersi anche i cambiamenti di denominazione tanto
dell'Università di
Lecce,
ora "Università
del Salento", quanto dell'aeroporto di
Brindisi, ora "aeroporto
del Salento".
L'operazione "Grande Salento" vede pertanto interessata un'area
comprendente, oltre alla subregione salentina, anche i comuni
delle province di Taranto e Brindisi che non ne fanno parte:
tale area rispecchia pertanto più i vecchi confini
ammministrativi della
Terra d'Otranto che le peculiarità culturali del Salento
propriamente detto. |
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Clima
La penisola salentina, in quanto
protesa nel mare, è caratterizzata da un clima più umido del
resto della Puglia, dove invece la presenza dell'Appennino
riduce l'apporto di umidità dei venti provenienti da ovest. Il
Salento è una delle aree italiane che gode del maggior numero di
giornate di sole durante l'anno. L'umidità, infatti non si
traduce in precipitazioni più cospicue rispetto alla Puglia
settentrionale, ma determina una più netta alterazione della
temperatura percepita: le estati, soprattutto nelle aree più
meridionali, sono particolarmente afose, mentre le giornate
invernali, sia pure molto miti (la temperatura rimane
abbondantemente sopra lo zero anche nei giorni più freddi)
appaiono fredde soprattutto in presenza di vento. |
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Gastronomia
La
cucina salentina è caratterizzata da numerosi piatti tipici,
soprattutto a base di
verdure e
pesce
(di cui c'è naturalmente abbondanza nel territorio), ed è
accompagnata da famosi e pregiati vini come il
Primitivo o il
Negroamaro. Fra i piatti più tipici i pezzetti
(spezzatino di carne di cavallo al sugo piccante) e la pitta
di patate.(pizza bassa di patate contente una gran mole di
ingredienti vegetali, quali cipolle, rape, pomodoro, ecc.). Noto
il pane con le olive detto
puccia e, nella tipica gastronomia "da passeggio", il
rustico, una sfoglia fritta sottile contenente un impasto di
mozzarella, pomodoro e pepe. Altro alimento tipico è la
frisa
(frisella
nell'Altosalento), delle fette di pane, spesso di grano d'orzo,
biscottate fino a una conistenza di grande durezza che va
ammorbidita mediante immersione in acqua e condita con olio,
sale e pomodoro. Diffusose ormai anche nella parte alta dell
regione sono le
pittule, frittelle rotonde e bitozolute ripiene di rape
o fiori di zucca. Molto rinomata la pasticceria leccese (pasticciotto
leccese,
fruttone,
bocche di dama,
pasta di mandorla,
spumone salentino, ecc.), simile più a quella siciliana che
non alla pugliese. |
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Economia
L'economia del Salento, un tempo
prettamente agricola, ha subito, a partire soprattutto dagli
anni '70, un notevole incremento dei settori
secondario e
terziario. La condizione economica generale è caratterizzata
da una evoluzione a macchia di leopardo ed è destinata a variare
con le congiunture economiche a causa della scarsa variabilità
del sistema produttivo salentino. La lontananza dai mercati, il
costo del denaro e la
delocalizzazione imposta dalle condizioni di
concorrenza del mercato globalizzato, sono alla base di una
condizione industriale, in questo momento, non floridissima.
Ciononostante, proprio in quest'area stanno prendendo piede
alcuni innovativi progetti industriali nel campo delle
energie alternative e la situazione complessiva fa sì che
risulti essere una delle aree più economicamente vivaci del Sud,
e la media della
disoccupazione una delle più basse, per quanto ancora al di
sotto dei livelli occupazionali del centro-nord Italia. In
definitiva, pur ben lontani dalla piena occupazione, la
condizione economica media è accettabile, con poche sacche di
reale povertà. |
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Agricoltura
L'agricoltura
rimane una delle voci principali dell'economia salentina grazie
alla produzione di
olio d'oliva di grande qualità e della
vite.
Proprio la produzione viti-vinicola ha subito negli ultimi vent'anni
una grande esplosione commerciale da quando il vino salentino,
una volta utilizzato esclusivamente come vino da taglio per
aumentare la gradazione dei vini settentrionali, ha iniziato a
godere di una notorietà crescente come corposo ma raffinato vino
da tavola. I più noti vini dell'area sono il
primitivo di Manduria, il
Negroamaro, il
Rosato del Salento. Tra le altre produzioni agricole è
diffuso anche il
mandorlo e, nel brindisino, il
carciofo. Per motivi climatici, non attecchiscono, invece,
alcune culture tipiche della
Puglia, quale il
ciliegio. Negli ultimi anni la popolazione occupata nel
settore primario è andata calando su tutto il territorio. |
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Artigianato
Le tradizioni più importanti
dell'artigianato salentino sono quelle coltivate da secoli
nell'area leccese. In particolar modo, la antica lavorazione
della rinomatissima
cartapesta leccese (famosi i "pupi" per presepe), la
lavorazione del
ferro battuto con cui si producevano anche i noti balconcini
bombati dei palazzi, il
ricamo (quest'ultimo diffuso anche nel resto del Salento).
Più recente la diffusione delle sculture in
pietra leccese. |
Industria
Un ruolo centrale
nell'industria ha Taranto, la cui attrattività
occupazionale presenta un forte fenomeno di
pendolarismo. Nella città ionica sorgono gli
stabilimenti
siderurgici dell'Ilva
e dell'indotto, l'arsenale
militare e una grande raffineria dell'Eni.
In anni recenti tuttavia la crisi della
metallurgia ha ridotto l'occupazione in tale
settore.
Brindisi ospita
l'industria aeronautica, quella di materie
plastiche e alcuni mobilifici. La città è,
inoltre, leader per la produzione di
energia elettrica in Italia. Sul territorio
comunale insistono tre grandi centrali
pertinenti ai gruppi
ENEL,
Edipower ed
Eni Power ed è inoltre prevista la
realizzazione di un'importante centrale
fotovoltaica. Sia a Brindisi che a Taranto sono
in progetto la realizzazione di due
rigassificatori che, però, sono fortemente
osteggiati dalla popolazione e dalle autorità
locali per motivi di sicurezza, in quanto troppo
vicini alle città e ai rispettivi porti ed aree
industriali.
L'area leccese è
caratterizzata per lo più dalla piccola e media
industra, soprattutto nel comparto del
tessile-calzaturiero ed agroalimentare, entrambi
settori proni, però, a periodiche crisi del
mercato.
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Settore
turistico
Una delle principali voci di
entrata economica è comunque quella turistica, soprattutto dopo
il lancio mass-mediatico dei primi
anni '90 e che ha portato le spiagge e le masserie del
Salento ad essere affollate di turisti durante il periodo
estivo. Un fenomeno di nicchia è legato all'attenzione da parte
di facoltosi turisti esteri, per lo più Inglesi, nei confronti
dell'ospitalità rurale salentina, tanto che, secondo alcuni, è
in atto nell'area un processo di valorizzazione analogo a quello
riscontrato pochi anni fa nella campagna toscana, che è
scherzosamente definito Salentoshire in analogia
all'altrettanto scherzoso Chiantishire toscano. |
Trasporti
Oltre che per via
aerea, mediante l'Aeroporto
internazionale del Salento sito a
Brindisi, è possibile raggiungere il salento
in automobile o in treno.
Nel primo caso,
gli assi viarii privilegiati sono l'autostrada
A14 Bologna-Taranto e, a partire da Bari, la
superstrada che corre lungo la costa adriatica e
conduce fino a
Brindisi e
Lecce. La viabilità locale è buona e conta
su una fitta rete di strade statale e
provinciali in buono stato.
I collegamenti
ferroviari sono assicurati dalle
Ferrovie dello Stato, che gestiscono le
linee Bari-Brindisi-Lecce, Brindisi-Taranto e
Taranto-Lecce, che permettono la connessione tra
i centri maggiori. Le
Ferrovie del Sud-Est gestiscono in
concessione diverse linee locali, tra le quali
le uniche che servono il Basso Salento, fino a
Gagliano del Capo.
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Luoghi
d'interesse
Grazie alle sue
caratteristiche culturali, ambientali e
storiche, il Salento si è affermato negli anni
come meta classica del turismo estivo. L'intera
penisola salentina riveste infatti dal punto di
vista turistico un'importanza notevole, potendo
ospitare:
-
zone di
particolare pregio ambientale (sono da
segnalare le zone protette dei
Laghi Alimini, l'Area
Marina Protetta Riserva naturale statale
Torre Guaceto e del
Parco delle Cesine, sulla costa
adriatica, del
Parco di Porto Selvaggio e dell'
Isola di Sant'Andrea, sulla costa
ionica, nonché l'Oasi
Palude La Vela sulle sponde del
Mar Piccolo di Taranto. Istituiti
nell'ottobre del 2006 il
Parco della costa di Otranto - Santa Maria
di Leuca e del bosco di Tricase ed il
Parco delle Dune costiere da Torre Canne a
Torre San Leonardo sulla costa
adriatica)
-
Le
cripte basiliane, chiese rupresti
ricavate nel medioevo in grotte naturali dai
monaci basiliani provenienti
dall'Oriente
bizantino. Sono, in genere, ricoperte di
affreschi. Note quelle di Vaste a
Poggiardo e quella del Crocefisso nei
pressi di
Casarano
-
ampie coste
sabbiose, soprattutto sullo Ionio,
caratterizzato, a questa latitudine, da una
trasparenza e da cromatismi rari (tra le
spiagge anche quelle di
Porto Pirrone e di
Porto Badisco, rispettivamente teatro
dell'approdo leggendario di
Taras e
Enea), e spettacolari scogliere a picco
sul mare, soprattutto sull'Adriatico.
-
numerose
grotte carsiche si aprono lungo la costa
orientale, incastonate nelle ripide
scogliere che partendo da
Santa Maria di Leuca giugono a
Punta Palascia (Otranto). Tali
formazioni di natura carsica in
corrispondenza di
Castro, assumono un notevole sviluppo,
di cui la
grotta Zinzulusa ne è il più
significativo esempio, al cui interno sono
stati rinvenuti pittogrammi e vari reperti
paleontologici, che insieme a quelli della
vicina
grotta Romanelli sono in maggior parte
custoditi ed esposti nel museo di
Maglie.
-
importantissimi esempi di architettura del
periodo
Barocco e
Romanico
-
l'unicità del
borgo di
Ostuni con le case in calce bianca
-
le distese di
uliveti nelle campagne (inseriti nel
2007 dal Fondo per l'ambiente Italiano
nell'elenco dei 100 luoghi da salvare);
-
i reperti
archeologici e gli
Ori di Taranto esposti presso
l'omonimo Museo Archeologico Nazionale
-
le zone
archeologiche (Casale
di Apigliano), i diffusi reperti
preistorici (specchie,
dolmen e
menhir) e medievali (torri
di guardia,
masserie fortificate)
-
l'architettura
rurale con
trulli,
furnieddhi,
liame, masserie e
muretti a secco
-
i
numerosi castelli e palazzi baronali
-
le città di
Otranto, Castro e Gallipoli (ex capoluoghi
delle omonime contee medievali), sono tutt'ora
un notevole esempio di città costiere
medievali, dotate durante i secoli di
imponenti sistemi difensivi formati da
ciclopiche cinte murarie, torri, baluardi e
notevoli castelli; che in particolare
durante i periodi di maggiore espansione
dell'impero Ottomano hanno fornito un
elevato contibuto alla difesa della regione.
-
l'area
ellenofona della
Grecìa Salentina
-
l'area nei
dintorni di
Lizzano note per le
cripte e gli ulivi secolari
-
l'area della
necropoli messapica presso
Manduria
-
Il
Capo di Leuca con i suoi paesi
sonnacchiosi e densi di palazzi nobiliari,
stradine bianche e chiese barocche a pochi
minuti dal mare. Fra questi,
Specchia, nell'elenco dei
cento borghi più belli d'Italia.
-
Le ville
signorili in stile
eclettico salentino, una forma di
manierismo architettonico diffuso nel
leccese durante il periodo della
belle epoque, diffuse soprattutto a
Leuca,
Santa Caterina di
Nardò e
Lecce.
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Siti di
interesse comunitario
La
CEE
ha definito molte località dell'area mediterranea "siti di
interesse comunitario" (SIC), per importanza ambientale. La
Repubblica Italiana ha proposto sulla base del
Decreto 25 marzo 2005, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 157 dell'8
luglio 2005 e predisposto dal Ministero dell'Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare, l'elenco di tali SIC
nell'ambito della Regione
Puglia, individuando 77 candidature. Fra queste, la parte
maggiore riguarda la provincia di
Lecce
con ben 32 SIC. Nelle province di
Brindisi e
Taranto si sono individuati 8 SIC per ciascuna, ma non tutti
relativi alle aree salentine. |
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Personalità legate al
Salento |
Storia
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