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Notizie utili, indirizzi, numeri telefonici dei servizi presenti nei comuni della nostra offerta.

Le case offerte si trovano tutte nel Capo di Leuca a pochi km dalle spiagge joniche e dagli scogli dell'Adriatico.

Cartina del Salento

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GAGLIANO DEL CAPO

Comune ubicato sull'estrema punta della penisola salentina a pochi km da S.M. di Leuca, con più di cinquemilaseicento abitanti. Località balneare segnalata con due vele nella Guida Blu di Legambiente, presenza del bellissimo Canale del Ciolo.

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SANTA MARIA di LEUCA

Centro turistico, frazione di Castrignano del Capo, ubicato sull'estrema punta della penisola salentina. Ai confini delle terre conosciute, dicevano i Latini, perche' oltre c'era solo il mare. E' una località turistica importantissima, all'estremo lembo meridionale della Puglia. Il lungomare è impreziosito da bellissime ville gentilizie, costruite nella seconda metà del secolo XIX. Importante il porto turistico, in grado di ospitare numerose imbarcazioni e fornito di tutti i servizi.

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FELLONICHE

Località balneare, frazione di Castrignano del Capo caratterizzata da una costa mista di sabbia e scogli.

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TRICASE E MARINE

Comune con più di 17000 abitanti, ha origine medievale, con  un bellissimo centro storico; nel comune ci sono numerosi edifici storici (castelli, chiese, palazzi). Località caratteristiche e balneari: Canale "Lu Riu"(località lungo la strada Litoranea che da Tricase Porto va a Santa Maria di Leuca, di una bellezza affascinante per la sua scogliera impervia),  Marina Serra (centro turistico sulla costa Adriatica Salentina, con un porticciolo per piccole imbarcazioni), Tricase Porto (località turistica sulla costa adriatica a 2 Km da Tricase).

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ALESSANO & MONTESARDO

Centro agricolo del Salento meridionale, situato alle falde della Serra del Cianci (201 mt,la più elevata delle Serre Salentine) su un ripiano prospicente la piana delle Matine.Il nucleo più antico dell'abitato,a struttura compatta e contorno ellittico, con vie strette ed irregolari, forma uno spiccato contrasto con la parte più recente, che si estende largamente ai lati della strada per Montesardo. Questo centro sorge in posizione più elevata, sull'alto della serra.

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SPONGANO

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MONTESANO SALENTINO

 

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ANDRANO

Andrano è un comune costiero la cui marina si sviluppa per oltre 2 km in posizione mediana del suggestivo tratto di costa che congiunge Otranto a Santa Maria di Leuca. Ma è anche un comune proteso verso l'entroterra ed è lambito dalla importante arteria stradale 275.

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TORREVADO

Località marittima con piccolo porto e torre di difesa ubicata sulla costa adriatica. Il nome della località deriva dal latino "vadum"(guado) ossia luogo facilmente accessibile dal mare. Altre fonti indicano invece il termine spagnolo "ovado" per indicare il luogo ideale per la deposizione delle uova da parte dei pesci, termine che durante la dominazione spagnola avrebbe dato il nome alla torre.

 

TORREPALI

Marina di Salve posta al centro della linea costiera comunale, è costituta da poche case di villeggiatura e da uno splendido litorale basso e sabbioso, con le dune retrostanti. Torre Pali è una delle quattro marine di Salve ed è ubicata al centro della linea costiera comunale. E' caratterizzata, come le restanti marine, da un litorale basso e sabbioso con caratteristiche dune retrostanti. Poche abitazioni, utilizzate perlopiù nel periodo estivo, si distribuiscono a ridosso della linea di costa

 

SPECCHIA

 

 

MORCIANO di LEUCA

 

 

MARINA DI NOVAGLIE

 

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MIGGIANO

Dista dal capoluogo di provincia 46 km ed il centro urbano è facilmente raggiungibile dalle strade statali n.16 Adriatica e n. 275 di S.Maria di Leuca oppure n. 476 di Galatina e da varie strade provinciali interne.
Il territorio si trova in una posizione molto felice; è allocato nel bel mezzo del Capo di Leuca, quasi a formare un triangolo equilatero i cui lati ipotetici sono la manciata di chilometri che si percorre per raggiungere da un lato il mar Adriatico, dall’altro lo Ionio e dall’altro ancora l’incrocio fra i due mari, Santa Maria di Leuca.

COME RAGGIUNGERCI: alcuni consigli su come arrivare e come muoversi nel Salento

 

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ALCUNE INFORMAZIONI SUL SALENTO

La penisola salentina è idealmente delimitata a nord dalla cosiddetta "soglia messapica", una depressione che corre lungo la linea Taranto-Ostuni e che la separa dalle Murge. I vertici ideali della penisola salentina sono pertanto:

Taranto, nell'omonima provincia;

Pilone, nel territorio di Ostuni in provincia di Brindisi,

Santa Maria di Leuca, in provincia di Lecce, che rappresenta il comune più meridionale della Puglia.

È la zona più orientale d'Italia e comprende Punta Palascia o Capo d'Otranto, a sua volta il punto più ad oriente della penisola. Secondo le convenzioni nautiche, da Punta Palascia parte la direttrice ideale che separa il mar Ionio dal mar Adriatico. Ha una configurazione pianeggiante in cui si distinguono i primi rilievi delle Murge tarantine a nord-ovest, il Tavoliere di Lecce al centro, le ondulazioni delle Serre a sud. Sotto l'aspetto pedologico questo sistema di paesaggio può essere suddiviso in tre sottosistemi più omogenei:

Salento orientale: Comprende i territori delle Murge basse fino al Tavoliere di Lecce con tutte le aree che si estendono attorno alla città di Lecce. Dal punto di vista pedologico è piuttosto omogeneo. La morfologia è quasi completamente pianeggiante o leggermente ondulata, mentre risulta più movimentata nelle aree a ridosso delle Murge ma non supera mai i 200 m sul livello del mare.

Salento nord-occidentale: comprende le aree tra la Piana Brindisina e l'Arco Ionico tarantino. Il paesaggio è caratterizzato da una morfologia nel complesso ondulata, con presenza di serre. Le quote variano a partire dal livello del mare non superando i 140 m.

Salento meridionale: comprende le aree caratterizzate dalle serre salentine. Presenta morfologia variabile da leggermente ondulata a marcatamente ondulata con non molte aree pianeggianti. Le quote variano a partire dal livello del mare fino a superare i 140 m. Le pendenze possono essere ripide o addirittura trasformarsi in scarpate.

Sicurezza personale

Secondo i dati sulla qualità della vita redattadal giornale Il Sole -24 Ore, nel 2006 la Provincia di Lecce risultava fra le dieci province italiane più tranquille dal punto di vista sociale. Il borseggio di destrezza è quasi inesistente, così come gli scippi. A differenza delle province della Puglia centro-settentrionale (soprattutto Bari e Taranto), anche i furti di auto sono espressi da percentuali assolutamente fisiologiche, medio-basse. I furti d'appartamento sono molto rari, ad eccezione delle case isolate in campagna e non abitate, come qui si usa, per molti mesi all'anno. Dopo un breve periodo di turbolenza criminale, nei primi anni novanta, dovuto all'insediamento sul territorio di una grossa organizzazione criminale (la Sacra Corona Unita), ormai da molti anni il tasso di omicidi è piuttosto basso. In definitiva, la criminalità di strada è marginale, con piccole differenze che vanno dalla totale inesistenza nei piccoli centri agricoli dell'interno alla blanda presenza nelle zone portuali (Gallipoli) e alcune periferie urbane dei maggiori centri.

Storia

La penisola salentina, dai greci anticamente chiamata Messapia ("Terra fra due mari"), era appunto abitata dai Messapi, di origine probabilmente illirica, che difendevano la propria autonomia dall'invadenza dell'antica città greca di Taras. Tale inimicizia fra le due popolazioni fu anche narrata da Erodoto, quando raccontò della guerra scatenatasi intorno al 474 a.C. fra Taras e la Lega Peuceta, di cui i Messapi facevano parte. In seguito ai conflitti tra Roma e Taranto, cominciati nel 280 a.C. e che sancirono la decadenza della città italiota, il Salento si latinizzò a tal punto da contribuire alla nascita della letteratura latina con figure di spicco quali Ennio e Pacuvio.
La regione era anche abitata da altre due popolazioni di origine affine, i Calabri e i Sallentini. E con il nome di Calabria confluì ai tempi dell'imperatore Augusto nella Regio II: Apulia et Calabria.

Particolarmente colpita durante la guerra greco-gotica, divenne poi terra di confine fra Longobardi e Bizantini. Questi ultimi intorno al VII secolo fondarono il Ducato di Calabria aggregando la regione del Bruzio con le terre che ancora possedevano nel Salento. Fu così che il nome Calabria finì per designare l'odierna regione calabrese, mentre il Salento veniva progressivamente conquistato dai Longobardi che finirono per prendere anche la capitale del ducato, Otranto.
Nel 757, nel periodo in cui Longobardi e Bizantini stipularono la pace spartendosi il territorio, la città idruntina insieme alla parte meridionale del Salento vennero restituti all'impero, ma ormai la trasmigrazione del nome Calabria era compiuta. Lungo il confine pattuito i Bizantini eressero un muraglione, tramandatoci con il nome di limitone dei greci o Paretone, a salvaguardia di quello che ormai veniva designato semplicemente come territorio di Otranto; contemporaneamente favorirono l'immigrazione di greci per ripopolare la zona, considerata strategica: tracce di quell'antica migrazione sopravvivono tutt'oggi nell'isola linguistica della Grecìa salentina.
I territori salentini posti a nord del limitone confluirono invece nella Langobardia Minor.

Tra IX e X secolo il Salento fu spesso assalito dai Saraceni, che si stanziarono a macchia di leopardo sul territorio per periodi più o meno lunghi, fieramente contrastati dai Bizantini, che con Basilio I avevano nel frattempo strappato ai Longobardi l'intera Puglia, istituendovi il Thema di Longobardia.
Nel 927 i Musulmani distrussero la città di Taranto, che fu ricostruita solo quarant'anni dopo grazie all'Imperatore bizantino Niceforo II Foca. In seguito alla conquista normanna furono fondati la Contea di Lecce e nel 1088 il Principato di Taranto. Lecce, in particolare, che dette anche i natali al re normanno Tancredi d'Altavilla, uscì in questo periodo dalle nebbie del medioevo per assurgere a centro principale della penisola salentina, da allora ufficialmente denominata "Terra d'Otranto".

Nel 1384, sotto gli Angioini, il principe di Taranto Raimondo Orsini Del Balzo - in seguito al matrimonio con la contessa di Lecce Maria d'Enghien - diventò uno dei più ricchi e potenti feudatari del Regno. Alla sua morte, nel 1406, il Re di Napoli Ladislao giunse in armi sotto le mura di Taranto per rivendicarne il possesso, ma Maria d'Enghien, vedova di Raimondino, lo respinse per due volte. Alla fine Ladislao propose di sposare la contessa, ottenendo per via diplomatica ciò che non era riuscito a conquistare con la forza.

Nel 1480, sotto gli Aragonesi, Otranto fu invasa dai Turchi guidati da Ahmet Pascià, che provocò l'eccidio di 800 persone che rifiutarono la conversione all'Islam. Fu questo l'episodio più eclatante di una lunga serie di assalti turchi e barbareschi, che si fecero particolarmente intensi nel XVI secolo, tanto che vennero edificate centinaia di torri lungo le coste, per poter avvistare in tempo le navi corsare.

Le successive dominazioni spagnole e borboniche ridussero la Terra d'Otranto ad una regione anche politicamente periferica. Va però segnalata una fiorente attività artistica fra XVI e XVIII secolo, che ha fatto di Lecce uno dei centri più cospicui del barocco.

Dopo l'Unità d'Italia, con la legge del 20 marzo 1865, fu infine costituita la 56° circoscrizione statale, originariamente comprendente tutte e tre le attuali province salentine, con Lecce capitale e sede dell’ufficio di Prefettura e Tribunale competente su tutta la vecchia "Terra d'Otranto".

Con l’avvento del fascismo, furono istituite le nuove province. La provincia di Taranto fu istituita con decreto del 2 settembre 1923, n.1911, quella di Brindisi con la legge 22 dicembre 1927. L'egemonia culturale e amministrativa di Lecce continuò, però, a farsi sentire a lungo (per molto tempo, ad esempio, la città rimase unica sede di Tribunale e ha ospitato l'unica Università del territorio).

Cultura

Sia dal punto di vista linguistico che da quello architettonico, la penisola salentina si caratterizza per tratti comuni che la connotano e la distinguono dal resto della regione.

Una questione da tempo dibattuta è quella relativa ai confini culturali del Salento che, tradizionalmente, non corrisponderebbero ai limiti geografici della penisola salentina, ma occuperebbero un territorio più piccolo corrispondente a quello in cui si parla il dialetto salentino: la provincia di Lecce, gran parte di quella di Brindisi e la parte più meridionale della provincia di Taranto. All'interno della stessa area salentina, poi, è da ritenere valida la distinzione fra il Salento e l' Altosalento ( scritto così, senza separazione fra le parole, appunto per descrivere un'area con caratteristiche sue proprie), non riconducibile semplicemente alla parte settentrionale della terra nota come Salento, ma comunque abbastanza simile in lingua e costumi da esservi associata (per quanto i confini di questa "terra di mezzo" non siano chiaramente definiti, si può affermare che si tratti dell'area fra la soglia messapica e Brindisi). Da questo punto di vista, utile ricorrere al concetto di "spettro culturale" che vede l'area leccese, cuore storico della sub-regione, quale nucleo fortemente definito, circondato da un "alone" via via più sfocato man mano che i caratteri determinanti si alterano per gli apporti pugliesi. Per tale motivo si afferma che esiste una "definizione forte" ed una "definizione debole" di Salento.

Profilo linguistico

Fra i "confini" più evidenti è da rimarcare quello linguistico. Sotto il profilo linguistico, infatti il dialetto salentino è molto diverso da quelli della Puglia centro-settentrionale: a differenza di questi ultimi, appartenenti alla tipologia dei dialetti italiani meridionali, esso appartiene alla tipologia "meridionale estremo", e costituisce una variante della lingua siciliana, molto simile, in particolare, al siciliano orientale. Esemplare, a tal proposito, la confusione su cui giocò il cantante e attore Domenico Modugno, salentino di San Pietro Vernotico (per quanto nato a Polignano a Mare) che per lungo tempo fu considerato siciliano e per tutta la carriera interpretò personaggi siciliani al cinema e in teatro. Le principali differenze tra il dialetto salentino e il pugliese riguardano tanto la fonetica quanto l'aspetto lessicale e della costruzione periodale. Tale costruzione influenza anche il cosiddetto "italiano regionale", ad esempio, con la tendenza a porre il verbo alla fine della frase ("io sono") e, nell'area di Martano, ad utilizzare, come in Sicilia, il passato remoto invece dell'imperfetto e del passato prossimo ("Che dicesti?" per "Che hai detto?). Il dialetto tarantino, solitamente classificato come appartenente ai dialetti pugliesi, insieme al barese ed al foggiano, è parlato a Taranto ed in alcuni comuni della provincia a nord-ovest del capoluogo, quindi in area esterna al Salento. Analogamente, i dialetti parlati nei comuni di Ostuni, Fasano, Ceglie Messapica, Villa Castelli e San Michele Salentino, nella porzione più settentrionale della provincia di Brindisi, come a Grottaglie, in provincia di Taranto, sono da ritenersi pugliesi sebbene con marcate influenze del salentino. In questi centri, anche l'italiano regionale appare di tipo pugliese, connotato da espressioni assolutamente aliene al salentino.

L'UNESCO ha inserito il salentino, riconosciuto come lingua e non dialetto, nel Red Book on Endangered Languages. Tale riconoscimento, ratificando un "salentino standard", parlato nell'area leccese, rende possibili fini distinzioni con i dialetti della "frontiera" sopra riportati, ma anche col dialetto brindisino, simile al leccese, ma caratterizzato dalle finali in "i" piuttosto che in "e" (lu mari invece di lu mare), dalla trasformazione del gruppo "ll" in "dd" (cavaddu), laddove nel salentino standard si ha una trasformazione in "ḍḍ" (cavaḍḍu), e dalla tendenza a troncare i verbi all'infinito, mentre il leccese si contraddistingue per non troncare mai le parole (anzi nel completare con una vocale anche gli apporti stranieri terminanti in consonante, come càminu per camion).

La Grecìa salentina e le enclaves Arbëreshë

Nel territorio del Salento esistono inoltre delle peculiari enclaves etnico-linguistiche.
In buona parte della regione storica della Grecìa salentina, nel Salento centrale, si parla un dialetto neo-greco noto come grecanico o griko, probabilmente originata da migrazioni medioevali.
Il parlamento italiano ha riconosciuto la comunità greca del Salento come gruppo etnico distinto e come minoranza linguistica col nome di "Minoranza linguistica grica dell'Etnia Grico-salentina".
Il territorio della Grecìa salentina, caratterizzato da un'identità culturale a sé stante, comprende comunque un'area un po' più vasta della sola isola linguistica e racchiude undici comuni, nove dei quali di dialetto ellenofono, per un totale di 50.000 abitanti: a Calimera, Castrignano de' Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino della Provincia di Lecce si aggiungono Carpignano Salentino e Cutrofiano, di recente ingresso e non ellenofoni. Anche i comuni di Lizzano, Torricella, Manduria, Sava e Avetrana della Provincia di Taranto hanno chiesto di farne parte.
A partire dal XV secolo, inoltre, con la diaspora albanese guidata da Giorgio Castriota Skanderbeg, si è stabilita nel Salento una piccola enclave arbëreshë attorno al comune di San Marzano di San Giuseppe (TA), così come è avvenuto anche in altre regioni del centro-sud.

Paesaggio

Il paesaggio salentino presenta molti elementi caratteristici. In assenza di estese aree incontaminate (l'agro salentino è quasi ovunque coltivato), la vegetazione è per lo più costituita da ordinati ulivi secolari, talvolta con tronchi contorti e spesso di grandi dimensioni. Questo tappeto è intervallato da muretti a secco a dividere appezzamenti di una terra insolitamente rossa a causa dell'alta presenza di ferro. In ciò il paesaggio si differenzia anche da quello, pur simile, della Puglia centro-settentrionale, dove la terra assume più raramente questa sanguigna colorazione. A inframmezzare questa distesa di ulivi, che in primavera si trasforma in una brughiera verde macchiettata di papaveri rossi, varie costruzioni a secco, definite, a seconda delle zone, furnieḍḍi, pajare, ecc. utilizzate da secoli dai contadini per riposare e depositare gli attrezzi da lavoro. Tali costruzioni sono più simili ai nuraghi sardi che non ai trulli pugliesi.
Frequenti le masserie fortificate risalenti al XVI, XVII e XVIII secolo. Quindi i paesi, in genere molto meno popolosi di quelli dell'area barese, che qui sono di aspetto orientale e caratterizzati dal bianco intenso delle costruzioni che li rende abbacinanti nelle giornate di sole.
A completare il quadro cromatico, il blu del mare, molto più intenso se guardato dalla alte scogliere a strapiombo sul mar Adriatico, più tenue ma e vario nelle sue sfumature (dal verde smeraldo, al verdino, al celeste) se visto dalle spiagge sabbiose o dalle basse scogliere dello Ionio. Lungo entrambe le coste è possibile ammirare decine di antiche torri d'avvistamento, quadrangolari o circolari, costruite nei secoli scorsi per mettersi al riparo dall'arrivo delle orde barbaresche.
Il fico d'India cresce spontaneamente sia nell'interno che sulla costa.

Architettura e urbanistica

Il paesaggio architettonico è di tipo greco per la predominanza assoluta delle case bianche "a calce", senza tetto, soprattutto in campagna e sulla costa, ma i centri storici sono caratterizzati da un lascito spagnolo del Barocco che qui assume caratteristiche sue proprie spogliandosi della sovrabbondanza pittorica degli interni e trasformando le facciate esterne di chiese e palazzi in veri arazzi scolpiti (barocco leccese). In ciò, molta importanza ha avuto la locale "pietra leccese", tenera e malleabile e dal caldo colore giallo rosaceo.
La struttura tipica dei centri storici salentini, quindi, è caratterizzata da un tessuto molto compatto (non c'è separazione fra le case) di vicoli bianchi dalle pareti dipinte a calce sempre ravvivata (ad eccezione della città di Lecce e dell'area di Maglie, dove anche le case di civile abitazione sono costruite nella pietra bianco-rosacea proveniente dalle cave di Cursi) sui cui muri campeggiano gli accesi colori degli infissi, inframmezzati da palazzi nobiliari e chiese d'epoca barocca in pietra viva.
Tipica l'entità architettonico-urbanistica della casa a corte di origine araba e diffusa anche in Sicilia. Molti vicoli, infatti, dispongono di quelli che apperentemente sono altri vicoli perpendicolari, ma si rivelano ciechi, terminando pochi metri più in là. Su tale spazio urbano, definito corte (dal latino cohorte, "spazio che comprende l'orto", "recinto"), si affacciano le porte e le finistre di molte abitazioni, col voluto risultato di farne uno spazio di vita comune, una sorta di popolare "salotto" dove, nei tempi andati, molte famiglie vivevano gran parte della giornata chiaccherando, ricamando e aiutandosi nelle faccende domestiche.
In genere, oltre all'arredamento povero di piantine in vaso, in una corte non manca mai la caratteristica pila comune, una sorta di lavandino in pietra corredato di una parte scanalata (stricaturu) su cui strizzare i panni. In alcune aree, addirittura, tali corti sono occultate da un portone (mignano) che finge l'ingresso di una abitazione, rivelandosi, una volta invece aperto, l'ingresso di questo spazio multi-familiare.

Tradizioni musicali

Di particolare interesse antropologico sono l'ormai estinto fenomeno del "tarantismo", una forma isterica di straordinario impatto scenico, e l'invece rimontante culto per la "pizzica", la musica tradizionale e battente che un tempo accompagnava i riti di guarigione delle tarantate, cioè delle donne che si credeva fossero state morse dalla taranta. In realtà, si trattava di un originale modo di manifestarsi dell'isteria. L'antropologo Ernesto de Martino condusse degli storici studi sul fenomeno, poi confluiti nel classico testo "Viaggio nella terra del rimorso".
Negli ultimi anni quello della pizzica e della revisione formale del tarantismo, ormai svuotato dei suoi connotati antropologici, in forme musicali contaminate e moderne ha assunto dimensioni di fenomeno culturale, al punto da farne il più caratteristico e famoso dei segni di riconoscimento del Salento, che esporta ormai, quasi come trademark, questa forma musicale ovunque.

Regione Salento

Durante i lavori dell'Assemblea Costituente fu avanzata la proposta di fare della Puglia e del Salento due regioni distinte. Il 17 Dicembre 1946, dopo la relazione di Giuseppe Codacci Pisanelli, la Regione Salento fu istituita sulla carta, ma quando si arrivò alla ratificazione in aula, il 29 Novembre 1947, la regione non era più prevista. Stando alla relazione in aula del socialista Vito Mario Stampacchia, la Regione Salento sarebbe stata sacrificata in seguito ad un accordo fra DC e PCI in difesa dei forti interessi economici baresi. Principale artefice di questo accordo fu il magliese Aldo Moro.
Nel 1970, con la rifondazione delle Regioni, l'istituzione della Regione Salento sfuggì nuovamente e, anche questa volta, con la sensazione, per i salentini, di una crudele beffa, dato che il sogno dell'autonomia svanì per un solo voto. In tempi più recenti, l'autonomia del Salento è stata riproposta con il disegno di legge 4232/XIII, decaduto nel 2001 alla scadenza della legislatura, che prevedeva l'istituzione di una Regione autonoma comprendente le province di Taranto, Brindisi e Lecce, quest'ultima con funzione di capoluogo. A causa però dei più volte citati problemi relativi ai confini geografici, un'altra idea che si va delineando è quella di una nuova regione che tenga conto dei soli confini linguistici, ristretta alla sola provincia di Lecce e a piccole parti delle altre due.

Il Grande Salento

Nel 2006 i tre presidenti delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto, nonché i tre sindaci delle rispettive città capoluogo, si sono incontrati per discutere l'idea del progetto del "Grande Salento", un tavolo di consultazione permanente con le finalità di creare politiche comuni su cultura, infastrutture, università, turismo ed analizzare tutti i bisogni territoriali in modo da far fronte con interventi e strumenti finanziari ad una crescita socio-economica del cosiddetto "Grande Salento".
Successivamente si è registrata l'adesione delle Camere di Commercio delle tre province con la sottoscrizione di un protocollo d’intesa per la collaborazione finalizzata allo sviluppo commerciale. Proprio in riferimento a questi accordi sono da intendersi anche i cambiamenti di denominazione tanto dell'Università di Lecce, ora "Università del Salento", quanto dell'aeroporto di Brindisi, ora "aeroporto del Salento".
L'operazione "Grande Salento" vede pertanto interessata un'area comprendente, oltre alla subregione salentina, anche i comuni delle province di Taranto e Brindisi che non ne fanno parte: tale area rispecchia pertanto più i vecchi confini ammministrativi della Terra d'Otranto che le peculiarità culturali del Salento propriamente detto.

Clima

La penisola salentina, in quanto protesa nel mare, è caratterizzata da un clima più umido del resto della Puglia, dove invece la presenza dell'Appennino riduce l'apporto di umidità dei venti provenienti da ovest. Il Salento è una delle aree italiane che gode del maggior numero di giornate di sole durante l'anno. L'umidità, infatti non si traduce in precipitazioni più cospicue rispetto alla Puglia settentrionale, ma determina una più netta alterazione della temperatura percepita: le estati, soprattutto nelle aree più meridionali, sono particolarmente afose, mentre le giornate invernali, sia pure molto miti (la temperatura rimane abbondantemente sopra lo zero anche nei giorni più freddi) appaiono fredde soprattutto in presenza di vento.

Gastronomia

La cucina salentina è caratterizzata da numerosi piatti tipici, soprattutto a base di verdure e pesce (di cui c'è naturalmente abbondanza nel territorio), ed è accompagnata da famosi e pregiati vini come il Primitivo o il Negroamaro. Fra i piatti più tipici i pezzetti (spezzatino di carne di cavallo al sugo piccante) e la pitta di patate.(pizza bassa di patate contente una gran mole di ingredienti vegetali, quali cipolle, rape, pomodoro, ecc.). Noto il pane con le olive detto puccia e, nella tipica gastronomia "da passeggio", il rustico, una sfoglia fritta sottile contenente un impasto di mozzarella, pomodoro e pepe. Altro alimento tipico è la frisa (frisella nell'Altosalento), delle fette di pane, spesso di grano d'orzo, biscottate fino a una conistenza di grande durezza che va ammorbidita mediante immersione in acqua e condita con olio, sale e pomodoro. Diffusose ormai anche nella parte alta dell regione sono le pittule, frittelle rotonde e bitozolute ripiene di rape o fiori di zucca. Molto rinomata la pasticceria leccese (pasticciotto leccese, fruttone, bocche di dama, pasta di mandorla, spumone salentino, ecc.), simile più a quella siciliana che non alla pugliese.

Economia

L'economia del Salento, un tempo prettamente agricola, ha subito, a partire soprattutto dagli anni '70, un notevole incremento dei settori secondario e terziario. La condizione economica generale è caratterizzata da una evoluzione a macchia di leopardo ed è destinata a variare con le congiunture economiche a causa della scarsa variabilità del sistema produttivo salentino. La lontananza dai mercati, il costo del denaro e la delocalizzazione imposta dalle condizioni di concorrenza del mercato globalizzato, sono alla base di una condizione industriale, in questo momento, non floridissima. Ciononostante, proprio in quest'area stanno prendendo piede alcuni innovativi progetti industriali nel campo delle energie alternative e la situazione complessiva fa sì che risulti essere una delle aree più economicamente vivaci del Sud, e la media della disoccupazione una delle più basse, per quanto ancora al di sotto dei livelli occupazionali del centro-nord Italia. In definitiva, pur ben lontani dalla piena occupazione, la condizione economica media è accettabile, con poche sacche di reale povertà.

Agricoltura

L'agricoltura rimane una delle voci principali dell'economia salentina grazie alla produzione di olio d'oliva di grande qualità e della vite. Proprio la produzione viti-vinicola ha subito negli ultimi vent'anni una grande esplosione commerciale da quando il vino salentino, una volta utilizzato esclusivamente come vino da taglio per aumentare la gradazione dei vini settentrionali, ha iniziato a godere di una notorietà crescente come corposo ma raffinato vino da tavola. I più noti vini dell'area sono il primitivo di Manduria, il Negroamaro, il Rosato del Salento. Tra le altre produzioni agricole è diffuso anche il mandorlo e, nel brindisino, il carciofo. Per motivi climatici, non attecchiscono, invece, alcune culture tipiche della Puglia, quale il ciliegio. Negli ultimi anni la popolazione occupata nel settore primario è andata calando su tutto il territorio.

Artigianato

Le tradizioni più importanti dell'artigianato salentino sono quelle coltivate da secoli nell'area leccese. In particolar modo, la antica lavorazione della rinomatissima cartapesta leccese (famosi i "pupi" per presepe), la lavorazione del ferro battuto con cui si producevano anche i noti balconcini bombati dei palazzi, il ricamo (quest'ultimo diffuso anche nel resto del Salento). Più recente la diffusione delle sculture in pietra leccese.

Industria

Un ruolo centrale nell'industria ha Taranto, la cui attrattività occupazionale presenta un forte fenomeno di pendolarismo. Nella città ionica sorgono gli stabilimenti siderurgici dell'Ilva e dell'indotto, l'arsenale militare e una grande raffineria dell'Eni. In anni recenti tuttavia la crisi della metallurgia ha ridotto l'occupazione in tale settore.

Brindisi ospita l'industria aeronautica, quella di materie plastiche e alcuni mobilifici. La città è, inoltre, leader per la produzione di energia elettrica in Italia. Sul territorio comunale insistono tre grandi centrali pertinenti ai gruppi ENEL, Edipower ed Eni Power ed è inoltre prevista la realizzazione di un'importante centrale fotovoltaica. Sia a Brindisi che a Taranto sono in progetto la realizzazione di due rigassificatori che, però, sono fortemente osteggiati dalla popolazione e dalle autorità locali per motivi di sicurezza, in quanto troppo vicini alle città e ai rispettivi porti ed aree industriali.

L'area leccese è caratterizzata per lo più dalla piccola e media industra, soprattutto nel comparto del tessile-calzaturiero ed agroalimentare, entrambi settori proni, però, a periodiche crisi del mercato.

Settore turistico

Una delle principali voci di entrata economica è comunque quella turistica, soprattutto dopo il lancio mass-mediatico dei primi anni '90 e che ha portato le spiagge e le masserie del Salento ad essere affollate di turisti durante il periodo estivo. Un fenomeno di nicchia è legato all'attenzione da parte di facoltosi turisti esteri, per lo più Inglesi, nei confronti dell'ospitalità rurale salentina, tanto che, secondo alcuni, è in atto nell'area un processo di valorizzazione analogo a quello riscontrato pochi anni fa nella campagna toscana, che è scherzosamente definito Salentoshire in analogia all'altrettanto scherzoso Chiantishire toscano.

Trasporti

Oltre che per via aerea, mediante l'Aeroporto internazionale del Salento sito a Brindisi, è possibile raggiungere il salento in automobile o in treno.

Nel primo caso, gli assi viarii privilegiati sono l'autostrada A14 Bologna-Taranto e, a partire da Bari, la superstrada che corre lungo la costa adriatica e conduce fino a Brindisi e Lecce. La viabilità locale è buona e conta su una fitta rete di strade statale e provinciali in buono stato.

I collegamenti ferroviari sono assicurati dalle Ferrovie dello Stato, che gestiscono le linee Bari-Brindisi-Lecce, Brindisi-Taranto e Taranto-Lecce, che permettono la connessione tra i centri maggiori. Le Ferrovie del Sud-Est gestiscono in concessione diverse linee locali, tra le quali le uniche che servono il Basso Salento, fino a Gagliano del Capo.

Luoghi d'interesse

Grazie alle sue caratteristiche culturali, ambientali e storiche, il Salento si è affermato negli anni come meta classica del turismo estivo. L'intera penisola salentina riveste infatti dal punto di vista turistico un'importanza notevole, potendo ospitare:

Siti di interesse comunitario

La CEE ha definito molte località dell'area mediterranea "siti di interesse comunitario" (SIC), per importanza ambientale. La Repubblica Italiana ha proposto sulla base del Decreto 25 marzo 2005, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 157 dell'8 luglio 2005 e predisposto dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, l'elenco di tali SIC nell'ambito della Regione Puglia, individuando 77 candidature. Fra queste, la parte maggiore riguarda la provincia di Lecce con ben 32 SIC. Nelle province di Brindisi e Taranto si sono individuati 8 SIC per ciascuna, ma non tutti relativi alle aree salentine.

Personalità legate al Salento

Storia

Religione

Scienza

Filosofia

Politica

Politici del passato

Politici contemporanei

Spettacolo

Artisti del passato

Artisti contemporanei

Arte e letteratura

Cultura classica

Cultura contemporanea

Sport

Cinema

Eventi

Principali impianti sportivi

 

Campi da Golf

  • Campo da Golf a 18 buche "Acaya Club" - Acaya

Stadi

Squadre di Calcio

Pallacanestro

Pallamano

Pallavolo

Editori e Giornali

 

Provincia di Lecce

Informazioni Base
Regione Puglia
Capoluogo Lecce
Numero Comuni 97
Popolazione Residente
Totale 785.969
Maschi 373.937
Femmine 412.032
Codici
Codice Istat 075
Sigla LE
Utili Link
Mappe e Cartine
Meteo e Temperature
Sito Ufficiale
Kub Directory Lecce
Istituzioni Provincia di Lecce
Sindaci Comuni
Indirizzi Municipi
Cinema e Film
Musei in Provincia
Eventi e Manifestazioni
Lista Stemmi Comuni

SALENTO NUMERI UTILI

*Si ringraziano i siti: www.comuni-italiani.it, www.comune.gaglianodelcapo.le.it , www.comune.tricase.le.it, www.comune.alessano.lecce.it, www.comune.spongano.le.it, www.comune.castrignanodelcapo.le.it, http://www.comune.andrano.le.it, wikipedia

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