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natura

La Campagna, il paesaggio rurale, le masserie


  • LA CAMPAGNA

Il paesaggio rurale è tra i più significativi paesaggi plasmati dalla mano dell'uomo che ha saputo in esso coniugare le esigenze della natura con la necessità dell'uso del territorio per la sua sopravvivenza. Trascorrere, per questo, un giorno nelle assolate campagne pugliesi, andando alla scoperta di quei luoghi che hanno visto nascere e crescere tanti piccoli grandi uomini, può essere un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca della propria identità risvegliando l'ormai sopito amore per la natura e le cose semplici della vita quotidiana. E forse nel nostro metodico girovagare scoprire grandi testimonianze di un glorioso passato non ancora così lontano come le masserie, segni tangibili della presenza e del lavoro dell'uomo, tracce di un'arte spontanea e di un profondo legame con la terra, per decenni lasciate all'incuria del tempo o peggio dei vandali, o i trulli, cattedrali di pietra a secco con i loro caratteristici pinnacoli svettanti verso il cielo, patrimonio dell'umanità tutelato dall'Unesco, espressioni tra le più emblematiche dell'anima contadina pugliese.

- Le Masserie

Le masserie, dal latino " massae" amalgama, insieme di fondi rustici, rappresentano uno degli aspetti più singolari e suggestivi della Puglia. Sono tante, innumerevoli (oltre 2.000) e spaziando con lo sguardo nelle sconfinate pianure ci si rende conto che esse spuntano ovunque come funghi.

Non sono una peculiarità della regione, ma qui in Puglia, vuoi per la conformazione territoriale, vuoi per motivi di carattere etnico o per cause collegate all'evoluzione dell'economia della regione, le masserie hanno assunto una connotazione particolare. Tante le definizioni che si possono attribuire a questo particolare tipo di insediamento rurale: aziende rurali in regime latifondistico basate essenzialmente sulla coltivazione dei campi e sull'allevamento del bestiame, testimonianze fra le più rappresentative del processo di antropizzazione dell'ambiente, percorsi umani che per molti secoli, fino alle soglie del Novecento, hanno avuto un ruolo storico di primaria importanza, materializzazioni di tutto un complesso plurisecolare di arte, di tradizioni popolari, di vita, di economia, di produzione, di attività agricole e pastorali. Tutto, comunque, conduce alla delineazione di alcuni dati di fondo: la masseria pugliese costituì il tipo di azienda che raggiunse, soprattutto tra i secoli XVI e XVII, i livelli di massima diffusione e importanza sia per dimensioni che per potenzialità costituendo l'elemento più caratterizzante della Puglia.
Questi agglomerati hanno origini antichissime. Nate sul solco delle antiche ville rustiche romane (in non poche di esse sono state ritrovate testimonianze della dominazione romana quali antiche mura, armi, suppellettili e materiale fittile vario) delle quali riecheggiano la disposizione dei volumi attorno ad un ampio e comodo spazio interno, sorsero dal bisogno che sin dalle origini l'uomo ha sentito di associarsi ai propri simili, di vivere inserito in una comunità, di accomunare il proprio lavoro a quello degli altri, di assicurarsi una maggiore difesa dai predoni, dai rivali, dai pirati.

Notizie più attendibili abbiamo delle epoche successive. Col volgere degli eventi le masserie con il loro territorio furono date in appannaggio a valorosi guerrieri e a gente di corte dei regnanti che le amministrarono ricavando di che vivere per sé e per la comunità. In seguito passarono ai feudatari (conti, marchesi, baroni e signorotti vari) che le resero residenze estive. Si può ancora oggi osservare nella parte centrale del complesso edilizio, posta al primo piano, costituita da un insieme di stanze spaziose con salone e dotata di ogni comodità, quella destinata al proprietario.

Annessi ad essa, depositi di formaggi e magazzini di granaglie, olio, vino ecc. Lungo i lati dei cortili, invece, si diluiscono gli alloggi dei dipendenti: umili casupole che il più delle volte annoverano una sola stanza angusta. Nei cortili e nelle stalle trova posto il bestiame.

Tali masserie, inoltre, sono per lo più dotate di una chiesetta, del mulino, del frantoio e di tutti quanti gli altri servizi necessari per la conduzione di una vita autonoma e autosufficiente. Non poche di esse, però, data la loro vulnerabilità, ricorsero nel Medioevo a idonee forme di difesa. Travisando l'originale struttura o ricostruendo ex novo la muratura di cinta, si dotarono di merlature, spioncini e fossati, tanto da divenire delle vere e proprie fortezze. Isolate, lontane dai centri urbani, in aperta campagna, erano porzioni di spazio imprigionate tra altissimi e poderosi muri di recinzione, capaci di incutere timore e nel contempo rispetto anche nel più agguerrito dei nemici. Numerosi esempi di masserie fortificate li troviamo nella campagna leccese, barese e brindisina, cioè sul versante adriatico da dove più di frequente provenivano le scorrerie piratesche dei saraceni seminando ovunque morte, strage, razzie e devastazione.

Le conflittualità verificatesi nel Medioevo fra i proprietari rivali o fra dominatori rivali indussero pastori e contadini a cimentare i propri sforzi e a raggrupparsi sempre più allo scopo di poter opporre maggiore resistenza alle forze d'urto. Confluendo nelle masserie che davano maggiori garanzie di tutela e di sopravvivenza, presero a costruire nelle adiacenze le proprie dimore, sicché tali agglomerati si trasformarono in casali, da casali in borghi e da borghi in paesi. Masseria Trappeto - NardòDi questo processo evolutivo in Puglia, specie nel Salento, abbiamo numerosi esempi. Vero è che nel passato le masserie hanno avuto una valida funzione economica e sociale. Oggigiorno, sebbene molte cose siano cambiate e il progresso si è fatto sentire con tutta la spinta della sua meccanizzazione in queste punte avanzate della pastorizia e dell'agricoltura pugliese, le masserie restano ancora le depositarie di un'arte antica quanto l'uomo: quella cioè, della trasformazione del latte nella vastissima gamma di derivati col solo ausilio dell'elemento umano. E non è poco se si pensa che oggi il creatore della macchina e del cemento armato si pone all'affannosa ricerca della vita e delle cose semplici trasformando, per questo, questi antichi edifici in pietra calcarea o di tufo in eleganti dimore o in aziende agrituristiche costituendo meta privilegiata per chi cerca una dimensione di vita che lo riporti a contatto con la natura.

Questi piccoli organismi sociali e produttivi, indipendenti da ogni contesto urbano, connotano il paesaggio dalla Capitanata al Salento assumendo tipologie architettoniche in funzione dell'ubicazione o della prevalenza di una coltura rispetto a un'altra.

Masseria Turceto - CannoleMasserie del Salento - Le dimensioni in linea di massima sono in gran lunga inferiori a quelle delle masserie della Puglia settentrionale, compresi gli insediamenti murgiani e tarantini. Le cause di questo sono da ricercare nelle situazioni socio-economiche che incidono anche sul tessuto urbanistico e giustificano da una parte la mole notevole degli insediamenti foggiani e baresi, dall'altra la consistenza più modesta del fenomeno salentino: l'assenza del latifondo tipico del nord della Puglia, il pendolarismo così caratteristico dei braccianti salentini che per tradizione hanno sempre preferito abitare nei vicini centri urbani e raggiungere anche a piedi le campagne e i posti di lavoro. Tra la seconda metà del Cinquecento e i primi decenni del Settecento, dopo aver svolto una funzione prevalentemente difensiva contro i Turchi nella loro barbarica spinta verso l'Occidente europeo e cristiano (le torri sorsero prima che si trasformassero in centri di organizzazione agricola), le masserie del Salento si ingentiliscono fino a trasformarsi in casine per le vacanze estive. La severa torre feudale viene modificata e diventa la "casa palizzata", la residenza stagionale della nobiltà cittadina che decide di trasferire nei propri poderi il gusto del bello e della decorazione artistica così vivo ed esteso nella città.

Basti infatti considerare, a questo proposito, le masserie Itri e Arene a Gallipoli, Melcarne a Surbo, Zundrano e Grande ad Acaia, Cippano ad Otranto, Turceto a Cannole, Mammalia ad Ugento, Mendole, Monacelli e Paladini in agro di Lecce, Vittorio a S. Cesareo, Giudice Giorgio, Termiole e Corsari a Nardò.
Sul versante jonico risentono dell'influsso murgiano le masserie Perrini (Mottola), S. Giovanni (Montemesola), Orimini e Luppoli (Cristiano), Casabianca (Grottaglie), Capitigliano e Battaglia (Talsano), Mucchi, Palombella, Leverano D'Aquino (Taranto), Girifalco (Ginosa), Tudisco e Gronci (Statte), La Scalpella (Manduria). 
*La Gazzetta del Mezzogiorno


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