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Si presentano a forma piramidale o quadrata, a forma tronco-conica o tronco-piramidale, singoli o a coppia, isolati al centro delle unità particellari o sistemati sui confini per non togliere spazio alle colture. Si
tratta di un fenomeno di permanenza culturale forse unico nella nostra
regione e di una tecnica costruttiva che, dalla sua comparsa in epoche
antichissime ad oggi, si è tramandata di padre in figlio senza risentire del
fascino degli stili.
Tecnica costruttiva:
La tecnica
architettonica mediante la quale la pajara è costruita, è la derivazione del
sistema del triangolo di scarico, così come la cupola e la volte a botte
sono derivate dall’arco a tutto sesto.
Scelto il sito, il contadino o il costruttore esperto, che percepiva un compenso giornaliero superiore a quello dei contadini, disegna la planimetria del riparo direttamente sul terreno. Se la roccia è affiorante, si spiana opportunamente per creare il piano di appoggio ed il pavimento; altrimenti si toglie lo strato di terra che ricopre il banco calcareo e si cominciano a costruire i muri perimetrali che vengono tirati in altezza verticalmente fino a circa 1,5 o 2 metri.
Tra il
muro interno e quello esterno si lascia un’intercapedine (“muraja”), la cui
ampiezza varia a seconda della grandezza del riparo (generalmente di un paio
di metri); questa viene colmata con pietrame più piccolo frammisto a terra. Gli
edifici più grandi raggiungono altezze di circa 14 metri e muraje di 6
metri. All’altezza prestabilita il muro verticale viene spianato e i
successivi strati di pietra vengono disposti leggermente inclinati verso
l’interno (per il muro esterno), e sporgenti in falso (per il muro interno).
Le pietre di un medesimo strato, che si contrastano lateralmente costituendo
un sistema anulare pressochè rigido, pur senza armatura e senza malta, si
sorreggono tra loro esclusivamente attraverso i contrasti e per la forza di
gravità. I successivi e pertanto sovrastanti anelli sono, come detto, leggermente aggettanti verso l’interno grazie all’utilizzo di pietre più lunghe, avendo così un diametro che si riduce progressivamente, sino a raggiungere la lunghezza di circa 30-40 cm. A questo punto viene posta una grande lastra (“chiànca”), in funzione di chiave dell’intera struttura ed a copertura dell’apertura.
Particolarità
delle pajare:
La costruzione
trulliforme è la dimora più adatta per le nostre campagne, in quanto,
considerando che le estati sono molto calde e gli inverni relativamente
rigidi, grazie allo spessore delle “muraje”, tra il pietrame più piccolo
utilizzato per colmare l’intercapedine si forma una camera d’aria che funge
da ottimo cohibente della temperatura esterna.
Caratteristica delle porte d’ingresso:
Particolarmente interessante, riguardo la tecnica costruttiva, sono le varie
soluzioni delle strutture e dei profili delle porte d’ingresso che, in
genere, erano costruite basse.A tal proposito vi sono varie interpretazioni:
per una migliore difesa dal freddo e dagli agenti atmosferici; per credenze
pagane o religiose ( evitare alle “malumbre”, spiriti malefici, di entrare
nel riparo; o, molto più probabilmente, per non alterare (nel caso la porta
d’ingresso fosse più alta) la staticità dell’intera costruzione.
Nei
profili più elaborati (e più recenti), si trova generalmente la porta ad
arco (a tutto sesto, a sesto ribassato o acuto) sotteso da architrave.La
porta poi, era costruita in legno d’ulivo, le cui assi venivano fissate
mediante chiodi di legno. Mentre si innalzava la costruzione, da un lato
venivano collocate due pietre (poste una sull’altra): quella superiore
bucata verticalmente ed una inferiore scavata a mò di calotta sferica (a
forma “de cùlu de murtàru”), in cui veniva infilato lo stante di legno (“stànturu”),
a cui veniva fissata la porta (quando chiusa), mediante una serratura a
chiavistello, anch’essa in legno (“mascatùra”).
Origine delle costruzioni trulliformi:
L’origine di
queste costruzioni è certamente antichissima, probabilmente megalitica, dato
che restano a testimonianza di queste ipotesi le spècchie che, secondo il De
Giorgi, hanno relazione di somiglianza nella struttura e nella forma e che
furono, in origine, delle costruzioni analoghe ai trulli, elevate dall’uomo
sia per abitazione che per difesa.
Secondo
altri studiosi il sistema costruttivo del “truddhu” è stato introdotto in
Puglia dall’esterno; tale opinione sarebbe avvalorata dalla presenza di
costruzioni analoghe in numerose zone del Mediterraneo. C’è chi vede come
centri originari la Mesopotamia, l’Egitto, l’isola di Creta, chi le coste
dell’Africa settentrionale o i territori dell’Illiria ma in realtà, per
quanto concerne l’Illiria, come è stato dimostrato, si è verificato il
fenomeno inverso e cioè l’influenza della Puglia su tali terre (e non solo
per quanto riguarda il trullo).
Riguardo all’uso
di tali costruzioni, possiamo dire che queste, in passato come ai giorni
nostri, sono servite come abitazioni e che, in determinate epoche, siano
servite come postazioni di guardia dalle quali osservare il nemico.
Inoltre il non
escludiamo che i “truddhi” abbiano un’origine più recente (rispetto alle
altre ipotesi formulate), origine che potrebbe essere ricercata nelle
numerose immigrazioni di epoca bizantina e nelle correlate attività agricole
che in quell’epoca, proprio ad opera delle comunità monastiche,
determinarono una profonda trasformazione dell’habitat rurale.
Con il
termine liàma, indichiamo un riparo di campagna, con pianta quadrangolare o
rettangolare e volta a botte. I muri perimetrali di tali costruzioni sono
anch’essi, come nel caso dei ripari trulliformi, in pietra a secco, mentre
la volta a botte è costruita grazie all’utilizzo di blocchi di pietra
tufàcea (“pièzzi de càrparu”). http://digilander.libero.it/muroweb/I%20Pajari.htm
Il Salento è una terra carsica bruciata dal sole che
abbonda di materiale pietroso. Assoggettare questa terra è stato per i
contadini un compito durissimo; per renderla coltivabile è stato necessario
”ripulirla” dalle pietre che sono state così accumulate (specchie) o messe
ai bordi dei campi, fungendo come limite del campo stesso. Il cumulo ha poi
assunto un aspetto definito con forma e dimensione, diventando un elemento
caratteristico della campagna salentina, al punto da richiedere una persona
specializzata nella sua costruzione, “lu paritaru”. |